«Basta Caccia nel Delta del Po, basta penali da parte dell’Europa a carico dei cittadini per il divertimento di pochi» | la CRONACA di RAVENNA

«Basta Caccia nel Delta del Po, basta penali da parte dell’Europa a carico dei cittadini per il divertimento di pochi»

Le Associazioni ENPA Italia Nostra sezione di Ravenna LAC Emilia Romagna LAV Bologna OIPA sezione di Ravenna: «La Regione recepisca l’indicazione nelle nuove norme per i siti protetti dalla Direttive UE»

12 giugno 2024 - Le associazioni ENPA, LAC Emilia Romagna, LAV Bologna, OIPA sezione di Ravenna ed Italia Nostra sezione Ravenna hanno presentato osservazioni al documento “Misure di conservazione dei siti Natura 2000”, pubblicato dalla Regione in marzo 2024.
Il documento ricalca in gran parte le precedenti “Misure di Conservazione”, riguardanti appunto i siti di protezione ambientale sottoposti alle Direttive europee per l’ambiente, segno che tali misure non sono mai state attuate se non molto parzialmente, nonostante l’impatto antropico sempre più crescente e le mutazioni dovute ai cambiamenti climatici che richiederebbero massimi sforzi in campo.
 
In particolare, le associazioni hanno posto l’attenzione su quello che può considerarsi un vero e proprio scandalo a livello europeo, ovvero le attività di caccia in uno dei più rilevanti siti mondiali per la biodiversità, per gli uccelli acquatici e per le rotte migratorie, il Delta del Po. Sito tra l’altro indicato come uno dei sette “black spot” per il bracconaggio in Italia. Un altro punto che desta sgomento è che la caccia viene prevista all’interno delle zone Rete Natura 2000 e anche in prossimità (fino a 400 metri) delle Riserve Naturali dello Stato, di cui il Delta del Po è ricchissimo. Non dimentichiamo la recentissima messa in mora dell’Italia per violazioni della direttiva Uccelli dovuta alle attività venatorie, con penali che verranno pagate da tutti i cittadini per consentire il crudele e dannoso divertimento di pochi.
 
Queste, nel dettaglio, le due osservazioni presentate, che si chiede alla Regione di recepire nelle nuove “Misure di conservazione”. Utopia? Provocazione? In un Paese dove i cittadini venissero correttamente informati e dove l’interesse collettivo prevalesse, sarebbero semplici – sia pure tardive - azioni di buonsenso.
 
“L’attività venatoria è abolita – questo il testo proposto dalle Associazioni - per l’intero perimetro della zona ZSC e/o ZPS, per le aree Rete Natura 2000 comprendenti in parte o totalmente le stazioni del Parco del Delta del Po Emilia-Romagna (Volano - Mesola – Goro, Centro Storico di Comacchio, Valli di Comacchio, Campotto di Argenta, Pineta di San Vitale e Pialasse di Ravenna, Pineta di Classe e Salina di Cervia), appena conclusa la validità del Piano Faunistico Regionale 2018 – 2023  di cui alla deliberazione dell’Assemblea Legislativa 6 novembre 2018, n. 179 e successive proroghe. Tale provvedimento si rende necessario per adempiere ai doveri di tutela e conservazione della fauna selvatica e degli habitat così come espressi dalle Direttive n. 79/409/CEE (modificata dalla Direttiva n. 2009/147/CE), n. 92/43/CEE, Convenzione di Ramsar, legge n. 157/92 e di tutte le convenzioni, accordi, direttive e leggi nazionali e regionali aventi come obiettivo la tutela della fauna selvatica e degli habitat.
 
Il provvedimento è adottato nella piena legittimità della Regione di disporre aree dedicate all’esclusiva tutela ed implementazione della biodiversità e di adeguarsi completamente alle Direttive Europee, preso atto che
- Il Delta del Po risulta una delle più importanti zone a livello mondiale per la tutela, la sosta, lo svernamento e la nidificazione dell’avifauna, in particolare di quella acquatica;
- Racchiude siti a biodiversità elevatissima;
- E’ tappa di moltissime rotte migratorie;
- Per il Parco del Delta del Po Emilia-Romagna e Veneto è da tempo prevista la creazione di un unico Parco Nazionale, dove l’attività venatoria sarebbe chiaramente incompatibile ed anzi, il perdurare di tale attività è una delle cause principali della mancata creazione del Parco Nazionale;
- E’ minacciato e compromesso da altissimo sfruttamento e pressione antropici, inquinamento, erosione costiera, subsidenza, ingressione marina, salinizzazione ed eustatismo, dimostrandosi tra i siti a più alta vulnerabilità rispetto ai cambiamenti climatici, l’esistenza del quale potrebbe in gran parte venir meno nell’arco di qualche decennio;
- Rappresenta uno dei sette “black spot” per il bracconaggio venatorio in Italia;
- Presenta zone con alto inquinamento da piombo dovuto alle attività venatorie;
- Nell’area del ravennate e ferrarese quasi tutte le zone che danno il nome alla relativa stazione di Parco sono classificate “area contigua” per permettere l’attività venatoria;
- Svariate specie presenti nel Parco del Delta sono in forte declino e a rischio estinzione, e per alcune di queste non è ancora stato previsto il divieto di caccia;
- E’ prevista la caccia in quasi tutte le zone umide sottoposte alla convenzione di Ramsar presenti nel Parco del Delta del Po, in stridente contrasto con l’art. 4 di detta Convenzione;
- La Commissione Europea ha deciso di avviare una procedura di infrazione inviando una lettera di costituzione in mora all’Italia (INFR(2023)2187) per il mancato rispetto della direttiva Uccelli (direttiva 2009/147/CE) e del regolamento REACH (regolamento 1907/2006/CE modificato dal regolamento (UE) 2021/57) a causa delle modifiche introdotte nelle norme italiane sulla caccia. La direttiva Uccelli mira a proteggere tutte le specie di uccelli selvatici naturalmente presenti nell’UE e i loro habitat. Il regolamento REACH, modificato dal regolamento (UE) 2021/57, limita l’uso di munizioni contenenti piombo all’interno o in prossimità di zone umide per proteggere gli uccelli acquatici, l’ambiente e la salute umana. La Commissione ha constatato che diversi atti legislativi italiani non sono conformi a tale normativa dell’UE. In violazione della direttiva Uccelli, la legislazione italiana conferisce alle regioni il potere di autorizzare l’uccisione o la cattura di specie di fauna selvatica, anche nelle aree in cui la caccia è vietata, come le aree protette, e durante il periodo dell’anno in cui la caccia è vietata. La legislazione italiana non è inoltre conforme alle disposizioni del regolamento REACH, quale modificato, sull’uso del piombo nelle munizioni. La Commissione procede pertanto all’invio di una lettera di costituzione in mora all’Italia, che dispone ora di 2 mesi per rispondere e rimediare alle carenze segnalate dalla Commissione. In assenza di una risposta soddisfacente, la Commissione potrà decidere di emettere un parere motivato.”
 
Nella seconda osservazione invece si chiede di stabilire che “L’attività venatoria all’interno di zone Rete Natura 2000 dell’Emilia-Romagna sarà sottoposta a specifica Valutazione di incidenza da eseguirsi ogni due anni, valutata la dinamicità ambientale degli ecosistemi o degli habitat interessati. La Vinca interesserà anche il perimetro di dette zone Natura 2000 per una fascia di almeno cinque chilometri attorno alle zone Natura 2000, dati gli effetti significativi che l’attività venatoria potrebbe avere su di esse. Tale Valutazione andrà ad integrare ed aggiornare il Piano Faunistico Venatorio regionale.”


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