Dialogo sul Mediterraneo. INTERVISTA a Marc Lazar | la CRONACA di RAVENNA

Dialogo sul Mediterraneo. INTERVISTA a Marc Lazar

È uno dei due protagonisti con l’ex Ministro Marco Minniti, del dibattito organizzato dal Corso di Laurea di “Storia, Società e Culture del Mediterraneo” di Ravenna. Coordina l'incontro Alberto Pagani

29 novembre 2023 - “Al di qua e al di là del Mediterraneo” è il tema del dibattito in programma nel pomeriggio di mercoledì 29 novembre, alle 17.30, al Ridotto del Teatro Alighieri di Ravenna. Il momento clou di un pomeriggio - organizzato dal Corso di Laurea Triennale di “Storia, Società e Culture del Mediterraneo” di Ravenna – che avrà come conclusione la consegna dei primi Premi di Laurea dedicati alla memoria del professore francese Samuel Paty, ucciso nel 2020 da un fondamentalista ceceno.
Ed è un altro importantissimo accademico d’oltralpe, lo storico e sociologo Marc Lazar, uno dei due protagonisti del dialogo sul Mediterraneo: ne parlerà con l’ex Ministro Marco Minniti, con il coordinamento di Alberto Pagani.

Professor Lazar, perché è importante ricordare Paty, vittima del fondamentalismo islamico, a tre anni dall’assassinio?
Intanto, l’idea di organizzare il premio (voluto dal coordinatore del Corso di Laurea, il professor Michele Marchi, ndr) dimostra che in Italia c’è una grande solidarietà con questo terribile attentato: perpetrato, vorrei sottolinearlo, da un ceceno che si trovava in Francia, e non da un francese.
Oggi siamo in una situazione geopolitica delicata, e il peggio che può derivarne sarebbe lo scontro fra civiltà diverse. Ma nella sfida contro il terrorismo, e contro l’islamismo radicale, vanno distinti chiaramente i musulmani che praticano la loro religione rispettando il Paese in cui vivono - e credo siano la stragrande maggioranza - dalla minoranza radicalizzata.

Come affrontare questo pericolo, nell’Europa attuale?
L’argomento è caldo. Dobbiamo prendere in considerazione il fatto che ormai in Europa la società presenta una grande diversità culturale: che può esistere solo a condizione che ci sia rispetto reciproco fra le varie parti.

Ma ci sono segnali che vanno in direzione decisamente opposta, vedi il recente risultato del voto olandese…
Sappiamo che in Olanda, come altrove, ci sono partiti di destra radicale che rigettano l’immigrazione, e denunciano non solo l’islamismo radicale, ma la religione musulmana in se stessa.
È una polarizzazione pericolosissima, perché potrebbe portare a scontri importanti anche all’interno dell’Europa. Eppure, anche se non volessimo, oggi siamo costretti ad accettare la diversità culturale a causa del calo demografico, e l’Italia si sente in prima linea su questo aspetto.

Come approcciarsi allora al problema dell’immigrazione?
Credo che si debba ripensare completamente ai due grandi modelli conosciuti fin qui: quello multiculturale, da una parte, e quello che potrei definire “francese”, che permette agli immigrati di fare quel che vogliono all’interno del nucleo familiare, purché rispettino la Repubblica all’esterno. Entrambi i modelli sono in crisi, vanno ripensati, e non è un problema da poco, anche perché a livello europeo non c’è uniformità. Mentre servono condizioni uniformi di accesso al livello europeo.
Il recente summit di Granada ha definito condizioni sui flussi migratori accettate da tutti, tranne Orban. Questo è già un progresso: occorre una politica comune per i flussi che arrivano attraverso il Mediterraneo, o dall’Europa dell’est.
Poi è vero che ogni paese ha una sua forma: però bisogna evitare errori come quello fatto in Francia, che ha costruito le grandi periferie mettendo lì le persone più fragili. Le banlieue sono diventati ghetti di povertà ed estraneità.

In questa dinamica, che ruolo ha oggi il rapporto con la parte meridionale del Mediterraneo?
Ragionare di Mediterraneo, oggi, è importantissimo: per l’Italia, la Francia, l’Unione Europea in generale. Abbiamo necessità assoluta di operare a tutti i livelli per costruire legami con la parte meridionale del nostro mare: siamo di fronte a sfide economiche, migratorie, di formazione della popolazione proveniente dall’Africa.
Serve assolutamente una cooperazione, non una competizione, fra Italia e Francia: insieme, le due nazioni possono pensare a forme di collaborazione fra le università, per sviluppare i rapporti con le nuove generazioni africane.
La collaborazione con l’Africa è una necessità imprescindibile, e credo che educazione e ricerca siano punti fondamentali di questo cammino.

Infine, come incide su questa situazione globale il recente conflitto in Israele?
Il conflitto in Medio Oriente ha una soluzione razionale, che è nella testa di quasi tutti, ovvero quella di arrivare alla costituzione di due Stati distinti. Ma vedo chi ancora parla di far sparire la Palestina, una cosa per me impensabile.
Al contrario, in primis servirebbe la sicurezza della sua esistenza, per arrivare a una coabitazione fra i due popoli, israeliani e palestinesi. Il sogno è questo, ma oggi è molto difficile: Hamas non lo vuole, Netanyahu nemmeno.
Spero che gli USA e l’Unione Europea possano fare la loro parte per arrivare a una soluzione positiva, ma temo che ci vorrà molto tempo.


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