Corso di laurea in Medicina e Chirurgia, una sede unica all'ospedale Santa Maria delle Croci | la CRONACA di RAVENNA

Corso di laurea in Medicina e Chirurgia, una sede unica all'ospedale Santa Maria delle Croci

Aula magna, laboratori, aule, uffici concentrati nel presidio in viale Randi a Ravenna. Inaugurazione sabato 11 maggio

12 maggio 2024 - Quattro aule (due da 100 e due da 50 posti), uffici per docenti e servizi amministrativi, aule studio e ristoro per gli studenti del Corso di laurea in Medicina e Chirurgia sono stati inaugurati sabato 11 maggio all’ospedale Santa Maria delle Croci negli spazi dove si trovava la Fisioterapia. Sono 1200 metri che si aggiungono ai laboratori e all’Aula Magna funzionanti da tempo, sempre in viale Randi.

L’intervento è frutto della sinergia tra Università di Bologna, Ausl Romagna e Fondazione Flaminia. Anche il Campus di Ravenna ha partecipato organizzando i nuovi servizi amministrativi e di portierato assieme alla messa a punto degli impianti audio e video del nuovo plesso.

La progettazione è stata assegnata nell’ottobre 2022 allo studio Architecnica di Ravenna, che ne ha curato anche la direzione lavori tramite l’ingegner Carlotta Berti. Con l'approvazione del progetto a cura del servizio tecnico dell’Ausl a primavera 2023 è stato possibile procedere all'assegnazione dell’appalto già a giugno dello stesso anno.
Le responsabili di procedimento dell’attività di cantiere, della durata di soli nove mesi, sono state l’ing. Elena Masinelli per Ausl e l’ing. Monica Ugolini per Unibo.

Nel discorso di apertura della cerimonia il Rettore dell'Università di Bologna Giovanni Molari ha sottolineato l’importanza dell’inedita collaborazione tra Ausl Romagna e Alma Mater che, dopo i primi anni di avvio del corso, dovrà necessariamente essere strutturata anche dal punto di vista legislativo.

Il significato dell’inaugurazione, infatti, è molto più ampio di quello che appare, perché proprio sul corso di laurea si sono incrociati i destini dell’Università di Bologna e dell’Ausl Romagna che, insieme alla sanità pubblica e privata e al territorio, hanno compreso che potevano raggiungere un traguardo importante. Per questo gli interventi di sabato sono apparsi come già sentiti, perché hanno ripreso gli stessi temi affrontati quattro anni fa, con la differenza che allora erano auspici e oggi sono risultati ottenuti.

La formalizzazione di questo traguardo avvenne prima del Covid.
Il 18 febbraio 2020 il consiglio di amministrazione dell’Università di Bologna approvò l’attivazione dei due corsi di laurea di Chirurgia e Medicina a Ravenna e Forlì, e il 21 febbraio dopo quattro anni di lavoro furono firmati gli accordi con i promotori. Il 22 febbraio si decise di sospendere le lezioni, vista la situazione di emergenza creata dal Covid.

Allora erano 140mila i medici iscritti all’Ordine, di cui 120mila over 60. La Romagna e Ravenna avevano, dunque, anticipato con questo progetto i tempi per la formazione di personale indispensabile a una gestione efficiente della sanità. La pandemia aveva stravolto il sistema sanitario nazionale mettendone in luce le grandi carenze. In particolare, per quanto riguardava il numero dei medici.

Un tema condiviso dal prefetto Castrese De Rosa che nel suo intervento ha invitato «a non dimenticare il Covid, a sostenere il servizio pubblico, trattenendo in Italia i nostri cervelli con incentivi e stipendi adeguati».

Era il 9 maggio del 2020 quando arrivò il via libera dall’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur) al progetto dei due Corsi.
«Si tratta di un definitivo via libera al corso di Laurea in Medicina e Chirurgia a Ravenna – affermò nell’occasione il sindaco Michele de Pascale – che attendevamo con grande fiducia e che già prima di questa emergenza sanitaria rappresentava un fatto storico per la città». Un concetto che ha ribadito sabato pomeriggio: «è stato importante avere investito in questo progetto quando ancora non era emersa in pieno l’inadeguatezza del sistema sanitario italiano. Questo ha consentito di trovarci già pronti quando la richiesta di una sua riorganizzazione si è espressa con forza». Anche il sindaco ha condiviso la necessità di una «normativa innovativa e flessibile» che regolamenti la collaborazione tra Università e aziende sanitarie.

Per Antonio Patuelli, presidente del Gruppo La Cassa e dell’Abi, aver concentrato al Santa Maria delle Croci laboratori e aule “è il coronamento di un percorso cresciuto in una logica non campanilistica. Per noi bizantini ravennati è una tessera importante di un mosaico che ha una sinopia, un disegno dietro, non è una tessera di mosaico casuale e disordinata. Vi è una integrazione culturale, economica, sociale e logistica decollata tra azienda sanitaria, ospedale, ordine dei medici, altri corsi di laurea, grandi giacimenti bibliotecari. Un’area culturale integrata e complementare. È un sogno realizzato che viene da lontano, come gli imponenti progetti che riguardano il porto e l’energia che abbiamo a lungo accarezzato».

Il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, Giuseppe Alfieri, dopo aver manifestato soddisfazione per l’individuazione degli spazi necessari agli studenti, ha ribadito il merito della Fondazione: «Siamo stati schierati a sostegno del nuovo corso di laurea fin dal primo momento mettendo a disposizione risorse economiche rilevanti, abbiamo lavorato e lavoriamo per l’università da trent’anni». Per Alfieri, «Ravenna è diventata una città universitaria perché ha delle facoltà importanti, legate all’economia del territorio, una scelta fondamentale che sempre più andrebbe fatta». Ma non ha mancato di sottolineare la necessità di potenziare la dotazione di spazi e servizi dedicati agli studenti universitari.

Tornando alla storia, il 3 settembre 2020 si tenne il primo test di ammissione al nuovo Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia con sede a Ravenna. Le lezioni iniziarono la prima settimana di ottobre.
Si procedeva, quindi, a passi rapidi verso il suo avvio al quale enti locali, fondazioni bancarie, Università e privati stavano impegnandosi intensamente dal 30 settembre 2016 con una quantità ingente di risorse, che non aveva nessun paragone nel panorama nazionale delle iniziative di formazione superiore. In totale, 60 milioni nelle due sedi (Forlì e Ravenna), di cui 30 investiti a Ravenna, suddivisi in questo modo: 13,5 da parte del Comune di Ravenna, 12 dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, 1,5 dalla Fondazione del Monte di Bologna e il rimanente da Fondazione Flaminia, IOR, Gruppo Villa Maria.

Presidente del Campus universitario ravennate allora era la professoressa Elena Fabbri, sabato presente in sala. «L’apertura di Medicina e Chirurgia - disse - potenzia e qualifica l’offerta formativa del Campus di Ravenna in cui hanno sede già 18 corsi di laurea. Ma questo diciannovesimo corso porta un grande valore aggiunto, rappresentando un’opportunità di crescita per la sanità del territorio».

Mercoledì 14 ottobre 2020 alle 16 al Teatro Alighieri ebbe luogo l’inaugurazione del percorso di studi fortemente voluto – ha ricordato sabato De Pascale – dal professor Giovanni Mazzotti presidente nel 2007 del corso di laurea in Medicina e chirurgia dell’ateneo bolognese, scomparso il 3 giugno del 2011. Ravennate, aveva sempre mantenuto forti legami con la sua città e vedeva come naturale sviluppo dell’attività dell’Alma Mater il radicamento e sviluppo universitario a Ravenna, un sogno portato a compimento dalla moglie Mirella Falconi Mazzotti, docente di Anatomia a Bologna e Ravenna.

Instancabile ed entusiasta punto di riferimento, il 21 ottobre 2020, dopo esserne stata la referente fin dall’inizio, Falconi Mazzotti, allora anche vicepresidente della Fondazione Flaminia, venne eletta all’unanimità coordinatrice del Corso di laurea in Medicina e Chirurgia del Campus di Ravenna dell’Alma Mater
«Adesso – commentò - si entra nella fase operativa, ci sono tutti i presupposti per costruire un bel percorso di studi. C’è l’interesse dei docenti, dell’azienda sanitaria e di tutte le realtà locali. Sarà molto impegnativo, ma porterà ottimi risultati. Ne sono convinta».

Così è stato. Nel tempo l’Ausl Romagna è diventata il riferimento dell’Università di Bologna nel territorio romagnolo per le attività essenziali alla didattica e alla ricerca. 
E proprio sull’integrazione tra la componente ospedaliera e quella universitaria sabato è intervenuta Francesca Bravi, direttore sanitario dell’ospedale Santa Maria delle Croci: «Quella di Ravenna rappresenta la prima sperimentazione di un policlinico diffuso, è il primo esempio a livello nazionale di integrazione tra assistenza, ricerca e didattica e perché no, in futuro, anche di valutazione dei servizi ospedalieri e territoriali».

Per Stefano Falcinelli, presidente dell’Ordine dei medici che ha partecipato a tutto il percorso, «è stato fondamentale concentrare laboratori e aule all’interno dell’ospedale. Proseguiremo le iniziative per sensibilizzare gli studenti verso gli studi di medicina e a partecipare alla costruzione di studentati nelle varie sedi universitarie, quindi anche a Ravenna, a cui il nostro ente previdenziale ha destinato importanti stanziamenti».

Oggi per gli studenti si stanno sviluppando strategie di internazionalizzazione. «Ci stiamo muovendo su diversi ambiti – spiega Falconi Mazzotti, che nel frattempo è diventata presidente della Fondazione Flaminia. Uno dei nostri obiettivi primari è stata l’attivazione del programma Erasmus, al quale sta lavorando il professor Alessandro Silvani. Si tratta di un iter complesso, ma molto qualificante».
In questi anni molti studenti hanno già avuto la possibilità di poter frequentare nello stato di New York a Buffalo, un corso di Anatomia settoria. Una ventina di ragazzi ha ottenuto una borsa di studio per svolgere periodi di tirocinio all’estero. Inoltre, è prevista l’attività di tirocinio in reparto svolta da medici non universitari, che hanno un ruolo fondamentale nella formazione.
Nell’affermare che questa attività ha riscontrato l’entusiasmo degli studenti per come vengono accolti, Falconi Mazzotti sottolinea «l’importanza del rapporto di integrazione e collaborazione tra medici dell’Ausl e medici universitari. Quando tutti hanno la stessa motivazione i risultati si ottengono». 
Un altro importante obbiettivo, conclude, «sarà quello di attivare laboratori di ricerca in ambito biomedico, che consentiranno collaborazioni per implementare la ricerca traslazionale che avrà sicuramente positive ripercussioni nella prevenzione e cura dei pazienti. Il percorso che abbiamo aperto non è ancora chiuso, abbiamo molti altri traguardi da raggiungere», conclude Falconi Mazzotti.
mvv


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