Il Ravenna Festival all’ombra dei templi

Questa sera nel Parco archeologico di Paestum il concerto delle Vie dell’amicizia diretto da Riccardo Muti. In programma, come alla Rocca Brancaleone, la Sinfonia “Eroica” di Beethoven con l’Orchestra “Cherubini” e nove musicisti siriani espatriati

05 luglio 2020 - «Avete visto la luna? Venite a guardarla». Nel Parco archeologico di Paestum, Riccardo Muti interrompe la prova generale del concerto delle Vie dell’amicizia perché tra una colonna e l’altra del tempio di Nettuno, ai piedi del quale si svolgerà il concerto di questa sera, sta spuntando il disco argenteo con un effetto di magica suggestione. I ragazzi dell’Orchestra giovanile Luigi Cherubini salgono a turno sul podio del direttore per ammirare lo spettacolare incontro di natura e storia antica, mentre Muti recita a memoria, rivolgendosi al folto pubblico ammesso alla prova, la prima strofa di un testo poetico di Salvatore Di Giacomo che gli è tornata alla mente: «La luna nova ncopp’a lu mare / stenne na fascia d’argiento fino; / dinnt’a la varca nu marenaro / quase s’addorme c’ ’a rezza ’nzino…» (la luna nuova sopra il mare / stende una fascia d’argento fino / dentro la barca il marinaio / quasi si addormenta con la rete accanto…).

Momenti come questo rendono ancor più indimenticabile il viaggio del Ravenna Festival nei luoghi dell’antica Poseidonia, Paestum per i romani, che per il suo gemellaggio con la città siriana di Palmira è stata prescelta come sede del concerto delle Vie dell’amicizia di quest’anno, dedicato appunto alla Siria. Questa sera, come due giorni fa a Ravenna, si ascolterà la Sinfonia n. 3 “Eroica” di Beethoven con i giovani dell’Orchestra Cherubini, ai quali si sono aggiunti nove colleghi siriani espatriati, diretti da Muti. Anche qui il concerto si aprirà con la splendida voce di Aynur Doğan, la cantante curda con cittadinanza turca che, accompagnata da uno strumento a corde tradizionale, il tanbur, interpreterà canti che narrano della vita e della sofferenza del suo popolo, in particolare delle donne curde.

La sede del concerto, la base del tempio in travertino e arenaria dedicato al dio del mare e risalente al V secolo a.C., non consentirà invece a Zehra Doğan di replicare l’apprezzatissima performance del 3 luglio a Ravenna, durante la quale l’artista e giornalista curda ha realizzato estemporaneamente un’opera ispirata alla tragica vicenda dell’attivista Hevrin Khalaf, uccisa nel 2019 da un gruppo di militari ribelli; Zehra Doğan proporrà però una performance di tipo diverso, studiata per questi luoghi.

Le Vie dell’amicizia di quest’anno sono dedicate in modo speciale proprio a Hevrin Khalaf, curda con cittadinanza siriana, e a un altro eroe siriano, l’archeologo Khaled al-Asaad, nato e morto a Palmira dove fu per più di quarant’anni direttore del Museo e del sito archeologico; qui fu decapitato nel 2015 dagli uomini dell’Isis. Come Muti ha affermato all’inizio della serata, quella che il Ravenna Festival vuole dare è «una testimonianza di fratellanza, di affetto e di simpatia, nel senso greco del termine, verso una popolazione che ha sofferto e sta soffrendo con atti di eroismo. Ecco il perché dell’esecuzione della Sinfonia “Eroica”».

Proprio come a Ravenna con il concerto del 3 luglio, anche a Paestum il clima ha creato fino all’ultimo preoccupazioni riguardo alla realizzazione della prova generale; la pioggia però è cessata in tempo e i potenti tuoni che si sono avvertiti verso la fine della prova non hanno avuto conseguenze. Per il pomeriggio di oggi si prevedono precipitazioni, ma verso sera il tempo dovrebbe volgere al bello, come tutti ci auguriamo.

Patrizia Luppi

(la prova generale tenutasi ieri sera, foto ©Silvia Lelli)



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