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Politica

Crediti inesigibili, FdI attacca la Giunta: «4,4 milioni non riscossi e altri 229mila euro di costi»

Fratelli d’Italia riapre la polemica sulla rottamazione: «Avevamo chiesto di cambiare approccio, ma l’Amministrazione disse no. Ora spieghi quale sia la convenienza di questa scelta»

03 settembre 2026 -

«Oltre 4,3 milioni di euro di crediti dichiarati inesigibili e adesso quasi 229mila euro che il Comune deve rimborsare a Ravenna Entrate per procedure di riscossione coattiva rimaste senza risultato. Il danno e la beffa: non si incassano le somme dovute e si devono sostenere anche i costi dei tentativi infruttuosi di recuperarle».
Lo afferma il Gruppo consiliare di Fratelli d’Italia, commentando la determina con la quale vengono riconosciuti a Ravenna Entrate 228.898,93 euro per procedure esecutive relative a 4.389.000,46 euro di crediti dichiarati inesigibili.

«Non possiamo dire di essere sorpresi. Proprio su questo tema il nostro consigliere Falco Caponegro aveva presentato un question time, chiedendo al sindaco e alla Giunta di valutare l’adesione agli strumenti di definizione agevolata messi a disposizione dalla normativa nazionale e, per i crediti gestiti direttamente da Ravenna Entrate, di studiare un meccanismo analogo che consentisse di aumentare concretamente le possibilità di riscossione».

«La risposta dell’Amministrazione fu sostanzialmente negativa. Nessuna volontà di percorrere quella strada. Eppure il problema che avevamo posto era estremamente semplice: quando ci si trova davanti a crediti che, dopo anni di tentativi, risultano sempre più difficili da recuperare, ha davvero senso continuare ad accumulare interessi sulla carta e sostenere ulteriori spese per procedure che rischiano di non produrre alcun risultato? Oppure è più utile offrire, entro regole precise e senza cancellare il capitale dovuto, una possibilità concreta di chiudere le posizioni e portare finalmente denaro nelle casse comunali?».

Fratelli d’Italia sottolinea come la definizione agevolata non debba essere confusa con un condono: «Non abbiamo mai sostenuto che chi non paga debba essere premiato. Il punto è esattamente opposto: vogliamo che il Comune riesca ad incassare il più possibile e che, quando esistono situazioni di reale difficoltà, si trovi anche un modo concreto per consentire alle persone di rientrare».

«Ci sentiamo ripetere continuamente da questa Amministrazione che “non bisogna lasciare indietro nessuno”. È uno slogan che ricorre ogni volta che si parla di sociale, fragilità e difficoltà economiche. Poi, però, quando esiste la possibilità concreta di applicare questo principio, offrendo a cittadini e imprese in difficoltà uno strumento per regolarizzare la propria posizione e contemporaneamente consentendo al Comune di recuperare somme che altrimenti rischiano di non essere mai riscosse, si sceglie di fare esattamente il contrario. La solidarietà non può valere soltanto nei discorsi: dovrebbe valere soprattutto quando si assumono decisioni concrete».

«Una somma teoricamente dovuta ma impossibile da recuperare non finanzia servizi, manutenzioni o opere pubbliche. E se per provare a riscuoterla si continuano anche a sostenere costi, il risultato diventa ancora più paradossale».

Il Gruppo precisa inoltre che «non sarebbe corretto sostenere che la rottamazione avrebbe potuto evitare retroattivamente i 229mila euro di spese oggi riconosciuti a Ravenna Entrate. Ma questi numeri dimostrano concretamente perché avevamo chiesto all’Amministrazione di cambiare approccio per il futuro».

«Qui non stiamo discutendo di poche cartelle. Parliamo di milioni di euro e di un problema strutturale nella capacità di riscossione. Continuare semplicemente con lo stesso metodo, anche quando i risultati dimostrano quanto sia difficile recuperare determinati crediti, non significa essere più rigorosi: significa rischiare di spendere altri soldi senza incassare quelli già dovuti».

«Avevamo chiesto alla Giunta di affrontare il tema con pragmatismo. Si è preferito dire di no. Oggi scopriamo che, oltre ai 4,4 milioni che non verranno riscossi, ci sono quasi 229mila euro da pagare per aver tentato inutilmente di recuperarli. Crediamo che a questo punto l’Amministrazione debba spiegare ai ravennati quale sia la convenienza di questa scelta e, soprattutto, se intenda continuare sulla stessa strada».

«La sensazione è che sulla rottamazione abbia prevalso una contrarietà ideologica piuttosto che una valutazione della convenienza per il Comune e per i cittadini. Quando si amministrano soldi pubblici dovrebbe contare soprattutto il risultato: meglio recuperare concretamente quanto è possibile recuperare, offrendo al tempo stesso una via d’uscita a chi è realmente in difficoltà, piuttosto che vantare crediti milionari sulla carta e aggiungere al mancato incasso anche il costo dei tentativi falliti di riscossione».




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