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Discussione sul decreto Agosto, chissà se si parlerà anche di gas

Presentati emendamenti per far riprendere la produzione

17 settembre 2020 - Partono i lavori parlamentari sul c.d. decreto di agosto e tornano in discussione emendamenti
bipartisan che mirano a rilanciare il settore oil & gas che, dopo il fermo imposto dalla moratoria
alle attività di ricerca, è ormai al collasso.

In un contesto economico nazionale in difficoltà, con dipendenza energetica dall’estero di circa
l’80%, con un crollo del PIL inedito dal secondo dopoguerra, con la perdita di migliaia di posti
di lavoro (si chieda ai distretti di Ravenna e di Pescara), da molte parti politiche si è guardato
all’oil & gas come ad un settore che avrebbe potuto contribuire al rilancio economico.
Investimenti multimilionari, indotto, assunzioni, gettito di imposte e royalties, diminuzione
della dipendenza energetica dall’estero e miglioramento della bilancia dei pagamenti, sono le
motivazioni alla base della presentazioni degli emendamenti con firme trasversali al Decreto
Semplificazioni, dove, tuttavia, la discussione e la votazione sono state vittime dell’ostracismo
politico.

La nuova occasione per tornare a discutere di oil & gas è il Decreto Agosto ed infatti, da quanto apprendiamo, sono due le proposte che dovrebbero essere state depositate: dal Senatore Collina del PD per consentire ai progetti in fase avanzata di proseguire, con particolare attenzione agli aspetti di compatibilità e tutela ambientale. Un’ altra proposta risulterebbe depositata dal responsabile energia Lega, il Senatore Arrigoni che mira a eliminare la moratoria e a destinare i maggiori introiti alle bonifiche ambientali.

Alla luce di quanto sinora successo, le speranze che tali emendamenti vengano stavolta prima
ammessi e poi approvati, dobbiamo ammetterlo, sono ben poche. Sebbene resta la nostra
convinzione che la nostra esperienza sia fondamentale per una transizione energetica che non sia solo di bandiera. Ciò che come aziende e lavoratori non riusciamo assolutamente a capire è la motivazione: dal punto di vista economico, sociale ed ambientale che spinge una parte a continuare a cassare tutti gli emendamenti, a mantenere congelato il settore in attesa della sua completa distruzione, senza prese di posizioni chiare. Con buona pace dei posti di lavoro persi, degli investimenti stranieri che scappano, dell’azzeramento delle royalties e delle imposte, del peggioramento della bolletta energetica, della rischiosità ambientale legata alle importazioni di idrocarburi, da cui dipendiamo tuttora in massima parte.
Ce lo spieghino. Non chiediamo altro. La discussione di proposte in sede parlamentare potrebbe essere l’occasione giusta.

Giampiero Saini
Presidente 'Energia Nazionale'


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