Ravenna Festival, con Polunin un anno nel nome di Dante

Intervista a Franco Masotti sulla Trilogia d’autunno, il programma della prossima estate e il concerto conclusivo che Riccardo Muti dirigerà nel settembre 2021

03 agosto 2020 - A partire dal concerto iniziale del prossimo 5 settembre, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, fino a quello conclusivo che sarà diretto da Riccardo Muti il 12 settembre 2021, Ravenna Manifestazioni e Ravenna Festival saranno in prima linea nella realizzazione delle celebrazioni dantesche riunite sotto il titolo Viva Dante! - Ravenna 2020/2021.

Nei programmi del Festival, Dante Alighieri è stato presente fin dalla prima edizione; per i settecento anni dalla scomparsa del sommo poeta, avvenuta nella nostra città durante la notte tra il 13 e il 14 settembre 1321, le iniziative in cartellone saranno numerose e di grande rilievo, tra la Trilogia d’autunno in un nuovo formato e la rassegna del prossimo anno, che vedrà tra l’altro il completamento del Cantiere Dante realizzato con il Teatro delle Albe - Ravenna Teatro.

Ne abbiamo parlato con Franco Masotti, che con Angelo Nicastro condivide la direzione artistica del Festival.


Franco Masotti, per un anno intero Dante sarà più che mai protagonista della vita ravennate. Ci vuoi parlare prima di tutto delle iniziative del Festival per il 2020?
”Dopo il concerto del 5 settembre organizzato da Ravenna Manifestazioni, che si terrà accanto alla Tomba di Dante in occasione della cerimonia solenne di riapertura e in piazza San Francesco, partirà il 6 novembre la Trilogia d’autunno con la prima mondiale di Metànoia di Sergei Polunin, uno dei più grandi danzatori dei nostri tempi. Si terrà al Teatro Alighieri con cinque rappresentazioni.
Compariva già nel programma della Trilogia presentato nel dicembre scorso, mentre non sarà possibile realizzare le due opere annunciate, Don Giovanni di Mozart e Faust di Gounod, a causa delle misure contro il Covid-19. Al loro posto abbiamo pensato a uno spettacolo composito, intitolato "Dal ciel sino all’inferno" e costituito da una selezione di quadri tratti dalle Scene dal Faust di Robert Schumann alternati a parti del Faust e dell’Urfaust di Goethe.
Sede delle recite sarà il Pala De André, che riapriremo in quest’occasione per consentire la partecipazione di un numero maggiore di persone”.
Una trilogia anomala, quindi. Vuoi dirci qualcosa di più sui due spettacoli?

“Gli spettacoli saranno due, certo, ma il carattere della Trilogia sarà rispettato comunque nell’unione di danza, parola poetica e musica, come chiarisce il titolo che le abbiamo dato: La danza, la parola e il canto.
Metànoia di Sergei Polunin è una rilettura della Divina Commedia in cui si ritrova anche un processo di identificazione; il viaggio dall’inferno al paradiso diventa una sorta di anatomia dell’irrequietezza. Polunin ha scelto come titolo un termine oggi usato soprattutto nella teologia e altrimenti poco diffuso, metànoia appunto, che ha in sé un significato di rinascita, di purificazione in una sorta di percorso di apprendistato spirituale.
Lo spettacolo sarà in tre quadri, Inferno, Purgatorio e Paradiso, con tre coreografi diversi e tre musicisti, uno per ogni quadro: un pianista e una violinista, che in buona parte suoneranno brani del repertorio classico, e la cantante serba Divna che è specializzata nei canti sacri della tradizione ortodossa. Con Polunin ci siamo trovati in un momento particolare della sua carriera: lui proveniva da una crisi personale e ha fatto subito propria l’ispirazione dantesca. D’altronde Dante è stato un sostegno per tante persone nei periodi bui, da Primo Levi al poeta Osip Mandel'štam; perfino Tina Turner ha dichiarato di aver ritrovato grazie a lui le forze psicologiche dopo un momento di difficoltà”.

E per quanto riguarda Dal ciel sino all’inferno?
“L’adattamento drammaturgico e musicale è stato affidato a Luca Micheletti e Antonio Greco, due artisti che il pubblico ravennate già conosce e apprezza dalle passate edizioni della Trilogia.
A Micheletti è stata affidata anche la regia, mentre Greco dirigerà l’Orchestra e il Coro Luigi Cherubini. Lo spettacolo sarà in italiano, in due traduzioni ottocentesche: per Schumann quella di Vittorio Radicati, genero del compositore, e per Goethe quella di Andrea Maffei, a sua volta celebre poeta e librettista.
Per tutta l’azione scenica, che sarà piuttosto rilevante, verrà utilizzata la platea, mentre il pubblico troverà posto sugli spalti. Le scene saranno realizzate da Ezio Antonelli, le luci da Fabrizio Ballini e i costumi da Anna Biagiotti”.
Nel corso del Festival 2021 il Cantiere Dante si completerà con il Paradiso, dopo l’Inferno e il Purgatorio realizzati negli anni scorsi. Ci puoi dire qualcosa di questo e delle altre novità?
“Per il Cantiere Dante c’è l’idea molto forte di proporre tutti e tre i lavori uno dopo l’altro, per una durata complessiva che potrebbe essere anche di sette o otto ore, comprese due pause di un’ora per permettere di riposarsi e rifocillarsi sia al pubblico sia ai protagonisti.
Lo spettacolo, che porta come i precedenti la firma di Marco Martinelli ed Ermanna Montanari per ideazione, direzione artistica e regia, prevede sempre la chiamata pubblica per la partecipazione dei cittadini e prevediamo che sarà ripetuto venti volte a giorni alterni. Si aprirà in forma processionale con un corteo dalla Tomba di Dante al Teatro Rasi, per l’Inferno; dopo la pausa si ripartirà dalla Tomba di Dante per arrivare ai giardini del Rasi, dove dovrebbe essere rappresentato il Purgatorio, e da qui, dopo un’altra pausa, si raggiungerà la Loggetta Lombardesca. Quindi, come ha rilevato Martinelli, sarà un percorso anche tra stili architettonici, dal romanico del Teatro Rasi all’eleganza rinascimentale della Loggetta Lombardesca.
Del Paradiso si può già dire che non sarà una lettura metafisica, astratta, ma sarà legata al tripudio dei corpi; chiaramente, speriamo che non siano in vigore norme troppo restrittive.
Per il resto posso dire ben poco perché quasi tutto è in attesa di conferma, ma si sa già che nell’arco del Ravenna Festival saranno eseguiti i tre lavori musicali per soli, coro e orchestra sinfonica, dedicati sempre a Inferno, Purgatorio e Paradiso, commissionati a tre compositori importanti come Giovanni Sollima, Tigran Mansurian e Valentin Silvestrov.
Forse uno o più di questi brani saranno diretti da Riccardo Muti in piazza San Francesco nel concerto del 12 settembre 2021, che sarà poi replicato nelle altre città dantesche, Verona e Firenze”.
Patrizia Luppi
(nella foto in prima pagina Sergei Polunin; all'interno, Franco Masotti, Sergei Polunin, Luca Micheletti)



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