La tavola di Nicolò Rondinelli esposta nella nuova sezione del Museo Nazionale dedicata alla pittura | la CRONACA di RAVENNA

La tavola di Nicolò Rondinelli esposta nella nuova sezione del Museo Nazionale dedicata alla pittura

Tornata a Ravenna da Brera grazie al progetto “100 opere tornano a casa”, voluto dal ministro Franceschini, farà parte di un percorso consacrato alla pittura ravennate e romagnola dal Medioevo in poi

20 gennaio 2022 - Il dipinto di Nicolò Rondinelli “San Giovanni Evangelista appare a Galla Placidia”, dopo più 200 anni, è tornato al Museo Nazionale di Ravenna dove – da metà febbraio – sarà aperta al pubblico la nuova sezione pittura. Merito del progetto “100 opere tornano a casa”, voluto dal ministro Franceschini, che ha consentito a diversi capolavori dell’arte statati di uscire dai depositi e di tornare nelle sale dei musei.

«Riportare a casa Rondinelli è stato un lavoro lungo due anni – racconta la direttrice del Museo Nazionale, Emanuela Fiori –. Ne avevamo fatto richiesta in base al criterio dell’attinenza dell’opera col museo, visto che la tavola è uno dei capolavori di un artista ravennate che si è formato a Venezia nella bottega di Giovanni Bellini. L’opera, realizzata per la basilica di San Giovanni Evangelista, è stata portata a Brera nel 1809 a seguito delle requisizioni napoleoniche. Da allora, è stata esposta nella sala dedicata al Bellini della Pinacoteca di Brera fino al 2018, dopodiché è finita in deposito, motivo per cui è potuta rientrare nell’elenco dei beni del progetto».

La tavola celebra il miracolo legato alla consacrazione di San Giovanni Evangelista e ritrae Galla Placidia – sorella di Onorio che aveva trasferito la capitale dell’Impero d’Occidente da Roma a Ravenna – di fronte a un santo identificabile come Giovanni Evangelista, cui la regina tocca il piede destro. La leggenda narra che Galla Placidia, durante una tempesta, fece il voto di erigere una basilica al santo qualora si fosse salvata. Le figure solenni e piene di grazia dell’augusta e dell’evangelista, la raffinata quinta architettonica e la ricerca cromatica fanno dell’opera uno dei più alti esiti della pittura romagnola tra Quattro e Cinquecento.

«L’arrivo della cassa una settimana fa – ricorda Giorgio Cozzolino, direttore regionale Musei Emilia-Romagna – mi ha suscitato una certa emozione, non solo per il valore artistico dell’opera, ma perché mi sono sentito partecipe di una lunga storia iniziata due secoli fa. Con questa restituzione, Rondinelli riprende un dialogo con la cultura e la città che lo aveva generato».
«Una tappa importante nel percorso di valorizzazione del nostro territorio», commenta il sindaco Michele de Pascale.

L’opera di Rondinelli, che resterà in deposito al Museo Nazionale per i prossimi dieci anni, è stata collocata al primo piano del complesso monastico di San Vitale, nelle sale prospicienti il “grande dormitorio”, dove sono esposte altre opere provenienti dalla chiesa di San Giovanni Evangelista, tra cui le lunette cinquecentesche con le “Storie di Galla Placidia”, affrescate da Francesco Longhi.

Il museo sta ultimando il nuovo allestimento che prevede, per la prima volta, una sezione Pittura composta da quattro sale da affiancare a quella dedicata alla Ceramica con altrettante sale. Sarà dunque creato un percorso consacrato alla pittura ravennate e romagnola dal Medioevo in poi, con le opere provenienti dalle chiese della città, spogliate durante le prime soppressioni degli ordini religiosi avvenute nel 1797.
Particolare evidenza, oltre al capolavoro di Rondinelli, avrà anche la tavola di Gerolamo Marchesi detto il Cotignola raffigurante la “Madonna con il bambino e i Santi Giovanni Evangelista, benedetto, Gregorio Magno, Agostino di Canterbury”, sempre dalla chiesa di San Giovanni Evangelista di Ravenna.
r.b.


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