Scuole Damiano, Mordani e Novello. Caponegro (FdI): «Mille firme, la città chiede ascolto» | la CRONACA di RAVENNA

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Politica

Scuole Damiano, Mordani e Novello. Caponegro (FdI): «Mille firme, la città chiede ascolto»

Due petizioni per salvaguardare la loro esistenza

18 novembre 2025 -

A Ravenna oltre mille cittadini hanno firmato due petizioni per salvaguardare l’esistenza delle scuole Damiano, Mordani e Novello: una promossa da Fratelli d’Italia, l’altra nata spontaneamente da persone comuni, famiglie, nonni, insegnanti. «Due iniziative diverse che convergono in un unico messaggio: la città chiede di essere ascoltata. Ignorare centinaia di cittadini che si muovono per difendere la loro scuola non è solo un errore politico, è una ferita al senso di comunità. Quando un territorio si mobilita così, l’Amministrazione ha il dovere di fermarsi e ascoltare» afferma Falco  Caponegro, consigliere comunale di Fratelli d'Italia.

«La Commissione consiliare di oggi, 17 novembre, ha mostrato qualcosa che raramente accade nelle istituzioni: tutte le componenti della scuola – dirigenti, insegnanti, genitori, sindacati, opposizioni – hanno espresso lo stesso bisogno, essere ascoltate. Non un coro contro, ma un coro per: per la trasparenza, per il dialogo, per una decisione condivisa e non imposta. Dalla Commissione sono usciti due messaggi forti, ripetuti più volte. È mancato un confronto vero con l’Amministrazione. La decisione è arrivata già formata, già scritta, già comunicata. Le scuole non sono state interpellate, le famiglie non sono state coinvolte. La comunità scolastica ha diritto alla verità e a una partecipazione reale. E poi, la parola che più volte ha attraversato la sala: fermarsi. Fermarsi per pensare, per valutare, per capire davvero le conseguenze. Fermarsi per non sacrificare tre scuole contemporaneamente a una pianificazione affrettata. «Fermarsi non significa bloccare la città, significa governarla con prudenza e rispetto» sottolinea Caponegro.

«La richiesta concreta - spiega - è semplice: prorogare l’affitto della scuola Damiano per almeno un anno. Un anno per ascoltare tutte le parti interessate, valutare alternative serie, compreso l’acquisto dell’edificio, programmare interventi realistici, evitare spostamenti traumatici e inutilmente affrettati. Un anno per fare politica con buon senso.

La Mordani non deve morire, e la prima elementare deve essere attivata. La scuola primaria Mordani è una scuola storica, un pezzo di identità del centro cittadino. Non è solo un edificio, è un luogo di ricordi, di infanzie, di comunità. È un presidio educativo radicato nel quartiere da generazioni e oggi rischia una lenta agonia. Se anche il prossimo anno non le sarà consentito di attivare la classe prima, nonostante i numeri, la Mordani verrà progressivamente svuotata. E questo significherebbe condannarla. Difendere la Mordani significa difendere una parte di Ravenna, significa difendere il diritto delle famiglie a scegliere la propria scuola di quartiere».

«Fratelli d’Italia - aggiunge il consigliere - non sta portando avanti una battaglia ideologica. La posizione del gruppo è laica, aperta, razionale. Pronta ad ascoltare tutte le proposte di buon senso, da qualunque parte provengano: dirigenti scolastici, docenti, personale ATA, altre forze politiche, qualsiasi cittadino abbia a cuore il futuro delle scuole. La Commissione è stata chiesta non per andare contro qualcuno, ma per andare incontro a tutti: famiglie, insegnanti, quartieri, scuole che stanno chiedendo aiuto. La battaglia è per il metodo, non per un colore. Per il dialogo, non per lo scontro. Perché le scuole non sono scatole da spostare, sono comunità da rispettare. «Non stiamo difendendo un simbolo politico, stiamo difendendo un principio: Ravenna merita ascolto» dice Caponegro.

«Quando mille firme e un’intera Commissione chiedono di fermarsi, procedere come se nulla fosse significa tradire il ruolo istituzionale. Ravenna non è una città da amministrare con atti unilaterali. Ravenna è una comunità. E una comunità si ascolta. Fratelli d’Italia continuerà a sostenere, con forza ma senza demagogia, il diritto delle famiglie, dei docenti e dei dirigenti a partecipare alle scelte che riguardano il futuro dei loro figli. Perché ascoltare non è un favore, è un dovere. «Se la città parla, chi governa deve rispondere. Non voltarsi dall’altra parte» conclude Caponegro.
 




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