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Economia

Braccianti sfruttati dai caporali ottengono 'permesso di soggiorno speciale'

L'episodio in seguito all'arresto a Bagnara di quattro membri di una organizzazione criminale

28 gennaio 2021 - La Questura di Ravenna ha rilasciato il permesso speciale “per grave sfruttamento lavorativo” (ai sensi dell’art. 22 Testo Unico immigrazione) a due lavoratori migranti richiedenti asilo sottratti, grazie ad una attività congiunta sindacale e istituzionale, alla condizione di sfruttamento da parte di un’organizzazione criminale attualmente sotto processo.

Inoltre, a conclusione delle indagini condotte assieme all’Ispettorato del lavoro e all’Inail, su disposizione del Gip di Forlì, la Polizia ha eseguito un’ordinanza di custodia in carcere nei confronti di quattro cittadini pachistani accusati di aver reclutato i lavoratori, di averli accompagnati al lavoro in un clima di minacce e intimidazioni, oltre ad aver individuato e gestito i committenti.

Nella primavera 2020 l’emergenza Coronavirus ha messo in grave difficoltà i migranti braccianti agricoli che hanno avuto sempre più difficoltà a trovare lavoro, anche nella nostra regione. Alcuni di loro, già prima della pandemia avevano preso contatti con la Flai CGIL di Forlì per il controllo degli stipendi e dei contributi previdenziali (da cui è nata un’indagine della Procura della città romagnola).
Successivamente, a pandemia in corso, si è attivata la Flai CGIL di Ravenna, poiché la casa di campagna in cui erano domiciliati si trovava a Bagnara. Il sindacato e il Comune di Bagnara hanno subito contattato le forze dell’ordine e attivato i servizi sociali per offrire ai lavoratori un sostegno alimentare la sanificazione dei luoghi in cui vivevano. "Parliamo di più di venti lavoratori (in gran parte pachistani e afghani, sia in possesso di un titolo di soggiorno che richiedenti asilo) che alloggiavano in una grande e isolata casa di campagna. Al mattino venivano condotti a lavorare per raccogliere frutta e verdura o potare gli alberi fuori dal territorio di Bagnara (con viaggi medi di un’ora), per tornare solo alla sera, guadagnando 50 euro al mese e lavorando fino a 80 ore settimanali" scrive la Cgil.

Le indagini della Squadra Mobile di Forlì hanno ricostruito un quadro di sfruttamento da parte di un’organizzazione che li faceva lavorare in diverse aziende agricole non solo dell’Emilia-Romagna e li alloggiava senza acqua calda, poco cibo e materassi a terra ammassati in poche stanze. Nel casolare, abitazione dei lavoratori ma anche sede operativa della rete di sfruttamento, è avvenuta la prima visita del Comune di Bagnara, dei servizi sociali e della Polizia locale. Erano anche presenti un rappresentante della Flai CGIL e l’avvocato incaricato di assicurare assistenza e difesa a queste vittime del caporalato. Attraverso il coinvolgimento della Regione Emilia-Romagna, che a sua volta ha attivato il servizio Immigrazione del Comune di Ravenna, è stato possibile l’ingresso di due lavoratori all’interno di un progetto “Oltre la Strada” (sistema integrato di interventi socio-sanitari nel campo della prostituzione, del grave sfruttamento e della tratta di esseri umani). Tra i loro diritti è previsto il rilascio di un permesso di soggiorno speciale per grave sfruttamento.

Come Cgil Emilia-Romagna "esprimiamo soddisfazione per questo esito e per l’iniziativa messa in campo, che va sempre perseguita affinché i lavoratori deboli vengano sottratti dal giogo di nuovi sfruttatori e di reti criminali che violano i diritti e la dignità umana. Le associazioni criminali, qualunque esse siano, impediscono ai sindacati di esercitare le proprie attività di promozione e tutela dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. Per questa ragione le Organizzazioni Confederali dell’Emilia Romagna si sono costituite parte civile anche nel processo di Forlì per rivendicare il ruolo di garanzia della tutela dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. Non smetteremo di denunciare queste situazioni e non smetteremo di rivendicare diritti e dignità per ogni essere umano sperando di poter sempre contare sulle istituzioni al fine di garantire il controllo del territorio e la partecipazione democratica".


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CNA