L'export frena, ma non si ferma | la CRONACA di RAVENNA

L'export frena, ma non si ferma

L’Emilia-Romagna ancora seconda regione per esportazioni. Secondo trimestre +15,8% 

29 settembre 2022 - Nonostante un sensibile rallentamento, le esportazioni emiliano-romagnole sono continuate a crescere nel secondo trimestre del 2022: sono state infatti pari a 21.686 milioni di euro, corrispondenti al 13,4% dell’export nazionale.
Hanno fatto segnare quindi un incremento del 15,8% in confronto allo stesso periodo del 2021 e sono state superiori del 30,2% rispetto all’identico trimestre del 2019, ultimo anno prima della pandemia da Covid 19.
Questo è quanto rileva l’ufficio studi di Unioncamere Emilia-Romagnanell’analisi dei dati Istat delle esportazioni delle regioni italiane.

Alla ripresa dei valori delle esportazioni rilevate a prezzi correnti ha contribuito in buona parte anche il forte aumento delle quotazioni delle materie prime e dei semilavorati importati che si sono riflessi, ma non nella stessa misura, sui prezzi alla produzione dei prodotti esportati.

L’andamento regionale è risultato migliore di quello riferito al complesso delle vendite all’estero nazionali, che hanno registrato una ripresa tendenziale leggermente più contenuta (+22,9%) e un aumento inferiore (+24,6%) rispetto al primo trimestre del 2019.

Tra aprile e giugno 2022, l’Emilia-Romagna si è confermata come la seconda regione italiana per quota dell’export nazionale, preceduta dalla Lombardia (26,2%) che però ha una dimensione demografica doppia, e seguita dal Veneto (13,3%), quindi dal Piemonte (9,2%) e dalla Toscana (8,3%).

In un’ottica di più lungo periodo, da luglio 2021 a giugno 2022, il valore delle esportazioni regionali ha fatto segnare un incremento del 15,5% sui dodici mesi precedenti, un dato leggermente inferiore a quello del complesso dell’export nazionale (+18,1%).

I settori

La tendenza positiva ha avuto effetti differenziati sui settori economici. Le esportazioni dell’agricoltura, silvicoltura e pesca sono aumentate del +10%, una variazione relativamente contenuta, tenuto conto dell’aumento dei prezzi.
Al contrario, le vendite estere dell’industria alimentare e delle bevande, hanno avuto una crescita sostenuta (+20,5%), certamente imputabile all’incremento dei prezzi. Le industrie della moda hanno fatto registrare un forte aumento tendenziale (+19,6%) con una decisa accelerazione, ma la pandemia ha lasciato una cicatrice profonda sui settori del tessile, abbigliamento, cuoio e calzature.

L’industria del legno e del mobile ha ottenuto un aumento dell’export significativo (+14,5%), ma ancora meglio è andata per le industrie chimica, farmaceutica e delle materie plastiche (+19,2%), la crescita più rapida della media regionale.

Le vendite estere dell’industria della lavorazione di minerali non metalliferi, ovvero ceramica e vetro, hanno conseguito un risultato di riguardo (+18,3%), nonostante le difficoltà poste dall’aumento del costo del gas impiegato nella produzione e negli ultimi 12 mesi hanno mostrato un ottimo recupero anche rispetto al 2019 (+26,7%).

Anche l’industria della metallurgia e dei prodotti in metallo, il settore della sub fornitura regionale, ha conseguito un ulteriore ottimo risultato sui mercati esteri, nonostante un rallentamento dell’elevata dinamica precedente, e le sue esportazioni sono aumentate di oltre un quinto (+20,4%), trainate dalla metallurgia (+22,2%).

Nel trimestre l’incremento delle vendite all’estero delle apparecchiature elettriche, elettroniche, ottiche, medicali e di misura è risultato ancora una volta tra i più contenuti rilevati per i settori in esame (+7,9%) e ha avuto un sensibile rallentamento rispetto ai primi tre mesi dell’anno, frenato dalla stasi delle esportazioni di computer e prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi rimaste sostanzialmente invariate (+0,7%).

Anche la dinamica trimestrale delle vendite estere del fondamentale settore dei macchinari e apparecchiature ha avuto un rallentamento, tanto da essere inferiore alla media regionale (9,3%).

La crescita del settore dei mezzi di trasporto ha accelerato notevolmente (+28,9%) trainato dall’aumento delle vendite estere di autoveicoli, rimorchi e semirimorchi (+29,7%).

Infine, l’export delle altre industrie manifatturiere ha fatto segnare un leggero ripiegamento tendenziale (-1,9%), determinato dall’arretramento dell’export di prodotti dell’industria del tabacco sceso dell’11%.

Le destinazioni

L’andamento delle esportazioni regionali sui diversi mercati di destinazione ha risentito come sempre della differente composizione dell’export in ogni specifico mercato, della diversa dinamica della domanda in ogni singolo Paese e di alcune opportunità, oltre che degli effetti del conflitto in Ucraina e delle conseguenti sanzioni adottate nei confronti della Russia.
L’Europa è il mercato fondamentale per l’export regionale (66,2%) e ne detta la tendenza,

Nel trimestre le vendite sui mercati europei hanno avuto un ulteriore notevole incremento (+18,1%), frenato solo marginalmente dalla flessione del flusso verso la Russia, tanto che negli ultimi dodici mesi le esportazioni hanno superato del 18% il livello del 2019.

Il risultato è stato determinato, in particolare, dall’andamento delle esportazioni verso la sola Unione europea a 27 che hanno avuto una ripresa più sostenuta nel trimestre (+20%) e negli ultimi dodici mesi le vendite hanno superato quelle del 2019 del 24,1%.

Anche sui soli mercati dell’area dell’euro, che hanno assorbito il 42,6% del totale dell’export, la tendenza positiva è stata analoga, sia nel breve (+18,1%), che nel lungo periodo, e il valore delle vendite estere negli ultimi dodici mesi ha oltrepassato il livello del 2019 del 21,7%.
Nell’area dell’euro, nei due mercati più importanti, l’andamento positivo è risultato di nuovo più contenuto in Germania (+11,6%), mentre si è confermato più sostenuto in Francia (+15,6%). Il brillante andamento sul mercato spagnolo ha segnato un’ulteriore accelerazione (+31,2%) della dinamica delle vendite. Inoltre, è risultato particolarmente dinamico il mercato greco (+28,7%).

Al di fuori dell’area dell’euro, al vero boom del trimestre precedente ha fatto seguito un deciso consolidamento della rapida la crescita delle vendite sul mercato polacco (+22,3%).

Al di fuori dei mercati dell’Unione europea, si segnala una ripresa dell’export verso il Regno Unito (17,8%), e la forte crescita verso il mercato svizzero (+25,4%), che da sola compensa pienamente il crollo di ampiezza analoga delle vendite destinate alla Russia (-25%), determinato dalle sanzioni.

È proseguita anche la crescita delle esportazioni regionali indirizzate in Turchia (+19,1%), senza evidenziare l’eccezionale accelerazione che ha condotto l’export nazionale verso il mercato turco ad un incremento del 52,3%.

Al di fuori dei mercati europei, la crescita delle vendite sui mercati americani ha avuto un ritmo più sostenibile (+22,2%) dopo l’eccezionale primo trimestre.
In particolare, ha continuato a tirare con decisione il mercato statunitense (+22,1%), dopo il boom dell’export farmaceutico dei primi tre mesi dell’anno. Ma l’andamento è risultato nuovamente buono anche per le vendite nell’America centro meridionale (+24,7%), dove spiccano l’accelerazione della crescita delle esportazioni verso il Messico (+42,5%) e l’andamento contenuto di quelle orientate al mercato brasiliano (+6,6%).

Sul complesso dei mercati asiatici le esportazioni nel trimestre sono passate da una crescita contenuta a un lieve passo indietro (-0,3%), ma in maniera tutt’altro che omogenea.
Le vendite sui mercati del Medio Oriente hanno avuto un andamento decisamente dinamico e in accelerazione (+25,8%). Ugualmente è risultata in accelerazione la tendenza positiva nell’Asia centrale, con un aumento del 30,3%, frenato dal rallentamento delle esportazioni verso l’India (+24,5%).

Ben diverso l’andamento dell’export regionale sul complesso dei mercati dell’Asia orientale che ha decisamente invertito la tendenza passando da un precedente contenuto aumento a una flessione a due cifre (-10,9%).
Questo ha risentito dei blocchi dell’attività in Cina attuati per prevenire il diffondersi di focolai di Covid, tanto che le esportazioni destinate verso la Cina, Hong Kong e Macao hanno invertito la tendenza e si sono ridotte dell’8,2%.
Ma sono cadute sensibilmente le vendite verso il Giappone (-22,6%), con una variazione in parte determinata dalla riduzione dell’export dell’industria del tabacco regionale destinato al mercato giapponese, ma sulla quale deve avere avuto un peso soprattutto la perdita di valore dello Yen.

Ancora, è ripresa la crescita delle esportazioni regionali sul complesso dei mercati dell’Africa (+11,6%), con un’inversione di tendenza in positivo nell’Africa settentrionale (+9,7%), mentre si conferma il discreto aumento dell’export verso le destinazioni dell’Africa centro meridionale (+14,4%).

Infine, si è avuta una notevole accelerazione della crescita dell’export emiliano-romagnolo verso l’Oceania (+30,7%), che procedeva in precedenza a un ritmo contenuto.

“I dati confermano come i nostri prodotti godano sempre di grande fiducia a livello internazionale e come sia straordinaria la capacità competitiva del nostro sistema produttivo sui mercati esteri. – dice il presidente di Unioncamere Emilia-Romagna, Alberto Zambianchi -. Uno scenario su cui gravano oggi pesantemente gli effetti della guerra in Ucraina e dell’aumento del costo di energia e materie prime”.


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