Teodora inaugura il Ravenna Festival. INTERVISTA a Mauro Montalbetti | la CRONACA di RAVENNA

Teodora inaugura il Ravenna Festival. INTERVISTA a Mauro Montalbetti

La trentaduesima edizione si apre a San Vitale con la nuova opera da camera in prima assoluta incentrata sulla Basilissa. Musica di Mauro Montalbetti su libretto di Barbara Roganti

01 giugno 2021 - La Ravenna di Dante cede il passo alla città bizantina per l’inaugurazione del trentaduesimo Ravenna Festival: la protagonista dell’opera da camera in programma mercoledì 2 e giovedì 3 in San Vitale è infatti la Basilissa che da quasi quindici secoli si affaccia da una delle pareti dell’abside della basilica stessa. “Teodora. Scalata al cielo in cinque movimenti”, nuova opera da camera commissionata per l’occasione al compositore Mauro Montalbetti, con libretto e regia di Barbara Roganti, è stata creata per lo spazio straordinario in cui verrà rappresentata in prima assoluta. Il compositore bresciano, forte di un ponderoso catalogo che comprende altre cinque opere liriche, ce ne ha parlato.

Mauro Montalbetti, che cosa ha comportato scrivere un’opera per uno spazio così carico di storia e di bellezza?
“Qualsiasi lavoro di teatro musicale o concerto site specific in San Vitale comporta, prima di tutto, vincere un po' anche lo stordimento e l'emozione di entrare in questo luogo unico al mondo. Ci siamo resi conto facendo le prove che qui ogni gesto, anche piccolo, diventa di un'importanza, di una visibilità e di una potenza enorme, quindi non c'è bisogno di fare tante cose.

L'idea iniziale era quella di sfruttare il luogo in tutte le sue possibilità. La regia era pensata per un coinvolgimento molto più importante e anche diffuso del coro e di tutti gli altri interpreti, che sono un soprano, un'attrice e una danzatrice, oltre al gruppo di quattro strumentisti e all'organista che suona lo strumento della basilica.
Però le giuste, scrupolose normative a cui dobbiamo attenerci ci permettono di fare solo in parte quello che avevamo immaginato, cioè uno spettacolo che avrebbe avuto necessità di avvicinamento fra le persone, di avvicinamento con il pubblico, cose che si devono evitare assolutamente.
Cerchiamo comunque di sfruttare al meglio la possibilità e le qualità acustiche di San Vitale, per esempio avendo cura, in determinati momenti, di disporre nello spazio in un preciso modo gli interpreti".

Sotto quali aspetti viene rappresentata la figura di Teodora?
“Noi la osserviamo come donna, come persona, in questa sua scalata al cielo che è da un lato, metaforicamente, la scalata sociale, nel senso che è la figlia di un domatore di orsi che nell'arco di una manciata di anni sposa Giustiniano e diventa Basilissa; dall’altro lato è la scalata verso un profondo legame con la spiritualità, attraverso una vita anche di peripezie nel corso della quale Teodora incontra un monaco che per lei diventa una figura molto importante, per certi versi quanto Giustiniano, e che la conduce a un rapporto con il sacro e con la spiritualità rinnovato.

Di lei ci è piaciuto soprattutto il suo essere donna dalle grandi sfaccettature, quindi l’essere, mi passi il termine, oggetto teatrale, personaggio teatrale a trecentosessanta gradi. Da questo punto di vista il testo scritto dalla drammaturga Barbara Roganti è splendido, uso volutamente questo termine perché ha suscitato in me moltissima ispirazione per la partitura musicale.

Per me è stato molto importante avere un libretto con questo spessore poetico perché nel mio lavoro tendo a operare molto in sintonia e con grande frequenza con il librettista, quindi la drammaturgia e l'impalcatura musicale nascono insieme e poi lavoro molto sulla vocalità, sulla comprensione del testo, sulla profondità dei significati del testo: la forma del madrigale è proprio quella ideale per questo tipo di lavoro.”

Il madrigale ha origini antiche, ci sono richiami evidenti al passato nella partitura?
«Non mi interessa imitare lo stile dei madrigali di Monteverdi; mi interessa mettere a disposizione quel tipo di idea, quel tipo di rapporto con il testo e con la parola, quel tipo di sonorità, usandolo con i mezzi di oggi, con le armonie e con le tecniche compositive di oggi.
Per Barbara Roganti, che è anche una poetessa, è stato facile accogliere la mia richiesta di lavorare sulla forma del madrigale, che scandisce questi cinque movimenti in maniera molto precisa, con dei titoli spesso anche molto poetici: madrigale del rubino, madrigale del mattino o del perdono, madrigale delle strade o dei desideri.

Posso dire, senza entrare in tecnicismi, che quella di ‘Teodora’ è una musica che riesce a comunicare con il pubblico, anche se in alcuni momenti diventa un po’ dura: quando deve ricordare, per esempio, la rivolta di Nika è più dura, appunto, è dissonante, se vogliamo usare questo termine; ma in generale è una musica che cerca di comunicare con il pubblico agganciandosi alla tradizione.
Diciamo che alterna l’oggi e lo sguardo verso il passato senza ricorrere però alla mera citazione".

Soprano, attrice e danzatrice impersonano tutt’e tre Teodora?
“In alcuni momenti sì, in altri no: nella drammaturgia di Barbara Roganti è molto chiaro quando l'attrice o la danzatrice sono Teodora o quando rappresentano altro. Per fare un esempio, quando Teodora canta una dolcissima canzone evocando sua sorella, la danzatrice le si avvicina proprio come se fosse lo spirito della sorella.

Vorrei sottolineare che possiamo contare su interpreti straordinari: il soprano Roberta Mameli che interpreta Teodora, Matilde Vigna, l'attrice, e Barbara Martinini, la danzatrice, così come l’AltreVoci Ensemble che suonerà dal vivo.
Una nota di merito soprattutto ai componenti del Coro 1685 dell'Istituto superiore di studi musicali Giuseppe Verdi di Ravenna perché sono veramente bravissimi; con il loro maestro Antonio Greco hanno fatto un grandissimo, splendido lavoro nonostante la pandemia: hanno studiato questo pezzo difficile durante i giorni del lockdown, online, con i tutorial che mandava loro il maestro".

È esportabile questo spettacolo creato per un luogo così speciale? Soprattutto per quanto riguarda la spazializzazione del suono, ci sono degli effetti che è difficile riprodurre altrove?

“Si può assolutamente rappresentare anche in altre sedi e abbiamo già una replica fissata per il 16 novembre al Festival internazionale di musica sacra di Pordenone, nel Duomo della città.
Io vedo ‘Teodora’ perfettamente anche a teatro, con i giusti accorgimenti di regia. La magia del posto unico di San Vitale ci ha dato il la, ma noi abbiamo assolutamente intenzione di portarla in giro e ci sono anche già delle manifestazioni di interesse.
Naturalmente, la spazializzazione del suono è un valore aggiunto, con la suggestione per esempio di sentire il Coro dal matroneo, che canta dall'alto e produce questo suono che avvolge. È un’esperienza speciale, ma non pregiudica la possibilità di godere appieno dell’opera anche altrove".

Patrizia Luppi

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