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Economia

Commercio, in sei anni persi 931 negozi in provincia di Ravenna

Confesercenti stima 140 milioni di euro di ricchezza sottratti al territorio. Nel capoluogo chiuse 428 attività: il 9 e 10 settembre la mobilitazione contro la desertificazione commerciale

07 settembre 2026 -

In provincia di Ravenna sono scomparse 931 attività commerciali in appena sei anni. Nel 2019 erano 4.332, nel 2025 ne restavano 3.401: un calo del 21,5% che, secondo le stime di Confesercenti, ha sottratto al territorio 140 milioni di euro di ricchezza.

È il conto della cosiddetta “desertificazione commerciale” presentato dall’associazione, che alla riduzione del numero dei negozi affianca una stima delle conseguenze economiche per le città. Una tendenza ancora più marcata nel capoluogo: a Ravenna le attività al dettaglio sono scese da 1.768 a 1.340, con 428 imprese in meno, pari al 24,2%, e una perdita di ricchezza stimata in 64 milioni di euro.

Secondo Confesercenti, infatti, la chiusura di un negozio non comporta soltanto la perdita del suo fatturato. Vengono meno anche occupazione e reddito d’impresa, mentre diminuiscono le ricadute su affitti, immobili, servizi professionali, manutenzioni e tributi locali. A questo si aggiunge un effetto meno facilmente quantificabile sulla vitalità, sulla sicurezza e sulle relazioni sociali nei quartieri.

A incidere sulla trasformazione sono anche le nuove abitudini di acquisto. Confesercenti non mette in discussione il commercio online, considerato un’opportunità anche per i negozi tradizionali quando i due canali vengono integrati, ma punta l’attenzione sul trasferimento della spesa verso le grandi piattaforme. Secondo l’elaborazione dell’associazione, ogni 100 euro spesi nei negozi fisici ne lasciano circa 70 sul territorio; ogni 100 euro spesi online, invece, circa 70 si delocalizzano.

«Questi numeri ci dicono che la desertificazione commerciale non è un problema del futuro: è già una realtà che sta cambiando le nostre città e il nostro territorio», sottolinea Monica Ciarapica, presidente di Confesercenti Ravenna-Cesena. «In provincia di Ravenna abbiamo perso 931 attività commerciali in sei anni, insieme a 140 milioni di euro di ricchezza che non viene più generata e redistribuita localmente. E il costo reale è ancora più alto, perché nei numeri non possiamo conteggiare la perdita di servizi, di presidio, di sicurezza e di socialità che accompagna la chiusura di un negozio».

Da qui la richiesta di considerare il commercio di prossimità non soltanto come un settore economico, ma come una vera e propria infrastruttura urbana. «Ogni negozio aperto significa lavoro, servizi, immobili utilizzati, relazioni e presidio del territorio. Difenderlo significa investire nella qualità urbana e nella tenuta delle nostre comunità», aggiunge Ciarapica.

Su queste premesse si inserisce la mobilitazione nazionale del 9 e 10 settembre promossa da Confesercenti per sostenere la proposta di legge di iniziativa popolare “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità”. L’obiettivo è raccogliere 50mila firme per portare in Parlamento misure contro la rarefazione delle attività commerciali e per rafforzare il tessuto economico e sociale delle città.

Sul territorio la raccolta partirà il 9 settembre: a Cesena dalle 9 alle 12 sotto il loggiato comunale e a Lugo dalle 9.30 alle 12 al Bar Jolly, alle Logge del Pavaglione.
Il 10 settembre i banchetti saranno invece a Ravenna, dalle 9.30 alle 12 in piazza Andrea Costa, e a Solarolo, nello stesso orario, presso Grazia Nonsolomerceria, in corso Mazzini 31.
La raccolta firme continuerà nelle settimane successive con altri appuntamenti.

(nella foto, Monica Ciarapica)




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