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Cultura

Ravenna Festival. La suggestiva “follia” di un Santo

È quella messa in scena dal musicologo Guido Barbieri e dal musicista Marcello Fera in “Francesco, il Sultano, una tenda sulle rive del Nilo”, al debutto giovedì 4 giugno, nella basilica ravennate dedicata al Patrono

05 giugno 2026 -

Bastava la suggestione della “sua (cioè, quella di San Francesco, a Ravenna)” basilica (spazio straordinario e fortemente simbolico), un discreto ma saggio gioco di luci, misurati ed essenziali movimenti scenici a guidare solisti e coro, per rendere lo spettacolo affascinante, intrigante, assolutamente di valore (in prima fila, Maestro Muti e consorte, a dimostrazione di tutto ciò).

Ma “Il Santo Folle”, sottotitolo “Francesco, il Sultano, una tenda sulle rive del Nilo” dedicato al nostro Patrono è risultato molto, ma molto di più. Soprattutto, nel sottolineare la “follia” di un gesto sconvolgente e rivoluzionario che mai nessun cristiano prima di allora aveva tentato e forse neppure immaginato.

Si tratta infatti del viaggio che Francesco d’Assisi intraprese  nel 1219 per incontrare, nei pressi della città di Damietta, in Egitto, Malik al-Kamil, il Sultano d’Egitto. E proprio quell’incontro storico ha dato sostanza narrativa a quest’azione scenica per attrice, basso, baritono, archi, coro misto e percussioni, al debutto giovedì 4 giugno scorso ore 19.30 (per essere replicata alla stessa ora ogni giorno fino a martedì 9 giugno), su testo di Guido Barbieri, musicologo, critico musicale, docente di Conservatorio, conduttore radiofonico, e molto altro, sostenuto e intrecciato alla musica dello specialista Marcello Fera, violinista, direttore, compositore.

Siamo nel pieno della Quinta Crociata. I musulmani hanno riconquistato Gerusalemme, e Malik al-Kamil offre di restituirla ai cristiani in cambio della cessazione della guerra. Ma Pelagio Galvani, il legato papale, rifiuta l’offerta e spinge i crociati a continuare la battaglia.
È in quel contesto che interviene Francesco, con un gesto che ancora oggi appare come sospeso tra mito, leggenda e realtà, destinato a segnare un profondo mutamento di paradigma non soltanto nelle relazioni tra l’Islam e il mondo cristiano, ma anche tra due diverse realtà geopolitiche: l’Occidente e l’Oriente.

Quel dialogo “diplomatico” in questo spettacolo non viene però messo direttamente in scena: a evocarlo è un’amica e confidente di Francesco, la nobildonna romana Jacopa de’ Settesoli, che, nella realtà storica, lo assiste e gli è vicina nei suoi ultimi giorni di vita, tra il 2 e il 3 ottobre 1226 al Convento di Santa Maria degli Angeli e alla Porziuncola.
A interpretarla, la convincente Astra Lanz, sicura, discreta ma molto comunicativa anche nei suoi risvolti più intimi, in continua alternanza fra toni disperatamente declamati e cadenze appena accennate, mentre il canto del Santo e del Sultano sono stati affidati, rispettivamente, ai convincenti Nicola Zambon, baritono, efficace nel raccontare le ragioni di quel viaggio folle e visionario, e a Ludovico Dal Pra, basso, pragmatico nel chiedersi con quale coraggio un frate cristiano abbia osato attraversare il campo nemico per parlare con lui.

Sette i quadri in cui si articola l’azione scenica, costruiti da Marcello Fera attraverso un approccio diretto al testo, teso a cogliere ogni dettaglio del linguaggio: ritmo, accenti, pronuncia, contesto psicologico e descrittivo, contrappunto drammaturgico.
Fra l’altro, attingendo in due soli casi a brevi citazioni di melodie coeve a Francesco, che conosceva e amava la produzione dei trovatori provenzali e si serviva del canto nella sua attività di predicatore.
In questo bellissimo spettacolo, testo (parlato) e musica (suonata e cantata) intessono un gioco amoroso innanzitutto a partire dal suono, dalla musica, per potenziare, contraddire, amplificare o depistare il testo drammaturgico, moltiplicandone il senso. Inoltre, unitamente a molte regole di articolazione del linguaggio stesso, la trattazione prende vie autonome per differenziarsi sullo spartiacque fra significato e significante.

La partitura felicemente diretta dal compositore, qui anche nel ruolo di violino solista, è stata affidata al Conductus Ensemble (ai violini Georgia Privitera e Flavia Succhiarelli, alla viola Ida Ostini, al violoncello Federica Ragnini e Silvio Gabardi al contrabasso), mentre la parte corale, al Gruppo Vocale Heinrich Schütz.
Alle percussioni, Marco Zanco, anche maestro di spada, ché nell’azione si inseriscono anche alcuni duelli stilizzati e astratti, proiettati nell’abside della chiesa.  
I costumi, essenziali ma molto eleganti, di Manuela Monti, luci, perfettamente adatte al contesto, di Marco Rabiti.

Alessandro Emiliani




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CNA