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17/08/2026
Porto di Ravenna, la trasformazione digitale passa da AI, 5G e gemello digitale
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13/08/2026
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11/08/2026
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10/08/2026
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06/08/2026
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29/07/2026
Cronaca
Pesca sportiva, la trota fario sia utilizzata per ripopolare le acque dolci
La Regione chiede che vengano modificate le disposizioni del ministero della Transizione ecologica
25 ottobre 2021 - Le Regioni assumano una posizione comune per chiedere al governo di rivedere le disposizioni ministeriali che riguardano il divieto di immettere trote fario per il ripopolamento delle acque regionali, perché considerate non autoctone.
Lo ha chiesto l’assessore all’Agricoltura e agroalimentare, caccia e pesca della Regione Emilia-Romagna Alessio Mammi in una lettera inviata all’assessore veneto Federico Caner, Coordinatore della commissione “Politiche agricole” della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.
La nota ministeriale
Con una nota dello scorso 24 maggio, infatti, il ministero della Transizione ecologica - facendo riferimento al Decreto 2 aprile 2020 “Criteri per la reintroduzione e il ripopolamento delle specie autoctone” - individua un elenco di specie autoctone, adatte quindi al ripopolamento di fiumi e laghi, che per la Regione Emilia-Romagna comprende solamente 23 specie ittiche, mentre l’elenco delle specie autoctone e parautoctone riconosciute dai regolamenti dalla Regione Emilia-Romagna ne comprende attualmente 55.
Le critiche alla nota nel metodo e nel merito
L’assessore Mammi critica la decisione ministeriale nel metodo e merito. Nel metodo, perché per la definizione della lista ministeriale non è stata coinvolta alcuna Regione, nonostante le stesse avrebbero potuto intervenire per illustrare le motivazioni tecnico-scientifiche a supporto delle scelte gestionali specifiche di ciascuna realtà regionale.
Oltre tutto, una circolare (e, osserva l’assessore, men che meno una semplice “nota”) o i relativi allegati non sono una legge, non possono apportare alcuna innovazione all’ordinamento giuridico positivo, ma al limite possono essere considerati un utile strumento di riferimento per poi assumere le decisioni necessarie.
Nel merito, la posizione del ministero non va perché la trota fario, e altre specie di salmonidi potrebbero ottenere il riconoscimento dello status di specie parautoctona (cioè specie non originaria del territorio italiano ma ormai naturalizzata). Cosa che si è già verificata per la carpa comune e il persico reale.
La posizione dell’assessore Mammi
“Chiederemo al governo di avviare un ripensamento di questa scelta discutibile, una deroga o quanto meno una sospensione. La Regione Emilia-Romagna è impegnata da anni nel ripopolamento delle acque regionali mediante l’immissione delle specie ittiche che oggi vengono incomprensibilmente discriminate” aggiunge l’assessore Mammi. “Abbiamo intessuto rapporti di collaborazione con le associazioni locali e approvato diverse convenzioni finalizzate in merito. Questa scelta ministeriale rischia di mettere in difficoltà l’intero comparto della pesca sportiva e della pesca professionale, oltre che le realtà produttive di itticoltura d’acqua dolce che di punto in bianco si ritrovano con prodotti utilizzati per i ripopolamenti soprattutto fluviali che sono oggi divenuti invendibili.”
L’impegno ventennale della Regione Emilia-Romagna
La comunicazione dell’assessore sottolinea inoltre come la pratica di ripopolare le acque interne emiliano-romagnole ha oltre un secolo di storia, e nasce anche per garantire una fonte di sostentamento per le popolazioni montane.
Da oltre vent’anni, poi, l’Emilia-Romagna è impegnata nel contrasto alle immissioni di specie ittiche che possano rappresentare una minaccia per l’ecosistema.
“E continuerà a farlo- chiude Mammi- non è però questo il caso della trota fario, considerata appunto come specie autoctona alla luce di un lavoro realizzato con il supporto e la collaborazione dei rappresentanti dell’associazionismo piscatorio e con la supervisione scientifica di esperti delle Università di Bologna, Ferrara e Parma”.
© copyright la Cronaca di Ravenna
Lo ha chiesto l’assessore all’Agricoltura e agroalimentare, caccia e pesca della Regione Emilia-Romagna Alessio Mammi in una lettera inviata all’assessore veneto Federico Caner, Coordinatore della commissione “Politiche agricole” della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.
La nota ministeriale
Con una nota dello scorso 24 maggio, infatti, il ministero della Transizione ecologica - facendo riferimento al Decreto 2 aprile 2020 “Criteri per la reintroduzione e il ripopolamento delle specie autoctone” - individua un elenco di specie autoctone, adatte quindi al ripopolamento di fiumi e laghi, che per la Regione Emilia-Romagna comprende solamente 23 specie ittiche, mentre l’elenco delle specie autoctone e parautoctone riconosciute dai regolamenti dalla Regione Emilia-Romagna ne comprende attualmente 55.
Le critiche alla nota nel metodo e nel merito
L’assessore Mammi critica la decisione ministeriale nel metodo e merito. Nel metodo, perché per la definizione della lista ministeriale non è stata coinvolta alcuna Regione, nonostante le stesse avrebbero potuto intervenire per illustrare le motivazioni tecnico-scientifiche a supporto delle scelte gestionali specifiche di ciascuna realtà regionale.
Oltre tutto, una circolare (e, osserva l’assessore, men che meno una semplice “nota”) o i relativi allegati non sono una legge, non possono apportare alcuna innovazione all’ordinamento giuridico positivo, ma al limite possono essere considerati un utile strumento di riferimento per poi assumere le decisioni necessarie.
Nel merito, la posizione del ministero non va perché la trota fario, e altre specie di salmonidi potrebbero ottenere il riconoscimento dello status di specie parautoctona (cioè specie non originaria del territorio italiano ma ormai naturalizzata). Cosa che si è già verificata per la carpa comune e il persico reale.
La posizione dell’assessore Mammi
“Chiederemo al governo di avviare un ripensamento di questa scelta discutibile, una deroga o quanto meno una sospensione. La Regione Emilia-Romagna è impegnata da anni nel ripopolamento delle acque regionali mediante l’immissione delle specie ittiche che oggi vengono incomprensibilmente discriminate” aggiunge l’assessore Mammi. “Abbiamo intessuto rapporti di collaborazione con le associazioni locali e approvato diverse convenzioni finalizzate in merito. Questa scelta ministeriale rischia di mettere in difficoltà l’intero comparto della pesca sportiva e della pesca professionale, oltre che le realtà produttive di itticoltura d’acqua dolce che di punto in bianco si ritrovano con prodotti utilizzati per i ripopolamenti soprattutto fluviali che sono oggi divenuti invendibili.”
L’impegno ventennale della Regione Emilia-Romagna
La comunicazione dell’assessore sottolinea inoltre come la pratica di ripopolare le acque interne emiliano-romagnole ha oltre un secolo di storia, e nasce anche per garantire una fonte di sostentamento per le popolazioni montane.
Da oltre vent’anni, poi, l’Emilia-Romagna è impegnata nel contrasto alle immissioni di specie ittiche che possano rappresentare una minaccia per l’ecosistema.
“E continuerà a farlo- chiude Mammi- non è però questo il caso della trota fario, considerata appunto come specie autoctona alla luce di un lavoro realizzato con il supporto e la collaborazione dei rappresentanti dell’associazionismo piscatorio e con la supervisione scientifica di esperti delle Università di Bologna, Ferrara e Parma”.
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