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Una tesi di laurea ispirata al Museo delle Bambole: l’infanzia tra forma e concetto

Il lavoro di Miriam Fabietti, neo-laureata all’Accademia di Belle Arti, nasce anche dalla ricerca condotta nel museo ospitato nel complesso dei Musei Byron e del Risorgimento

27 agosto 2026 -

Una bambola realizzata a mano quando aveva cinque anni, Maria, diventa il punto di partenza di una ricerca sul rapporto tra forma e concetto nell’arte e conduce fino al Museo delle Bambole ed altri Balocchi, ospitato nel complesso dei Musei Byron e del Risorgimento della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna. È il percorso seguito da Miriam Fabietti, neo-laureata all’Accademia di Belle Arti di Ravenna nel corso di II livello di decorazione e mosaico, per la sua tesi “La lettera di Maria - Ricercare nell’infanzia il compromesso tra forma e concetto”, relatore Nicola Renzi.

Maria è la bambola che l’autrice ha realizzato a mano da bambina e che l’ha accompagnata durante l’infanzia. Partendo da questo elemento ludico e affettivo, Fabietti ha indagato il complesso rapporto tra forma e contenuto nell’arte, individuando proprio nell’infanzia il luogo dell’esperienza originaria nel quale è possibile ricercare un compromesso.

La tesi affronta così un tema artistico, sociale e culturale, trovando un importante luogo di approfondimento e ricerca nel Museo delle Bambole ed altri Balocchi, dove l’autrice, accompagnata dalla fondatrice Graziella Gardini Pasini e da Patrizia Miglietti, ha potuto consultare i testi della biblioteca privata del Museo.

La tesi non poteva che essere particolarmente originale: scritta interamente a mano, ha una forma di bambola, dipinta ad acquerello su un tessuto di cotone, il tessuto di Maria, trattato con la colla di coniglio.
Miriam Fabietti parte dal dualismo nell’arte tra forma e concetto che, nella storia dell'arte, non sempre hanno trovato un equilibrio ben bilanciato. Ha cercato di individuare questo compromesso nell’infanzia ed è arrivata alla bambola, studiando in particolare i riferimenti di Giorgio Agamben e Leonora Carrington’.

‘’La lettera di Maria - spiega ancora Miriam Fabietti - è un modo per cercare nell’infanzia il compromesso tra forma e concetto.
Giorgio Agamben ha sviluppato il tema dell’infanzia, intesa come momento che precede l’arrivo delle parole e del linguaggio, il luogo dell'esperienza originale. La bambola in questo gioca un ruolo importante, perché è forma e concetto assieme, simulacro polivalente dell’umano, riferimento quotidiano di affetti, vita ed esperienza. La sua storia è affascinante: è stata icona, effigie sacra, rito-gioco e gioco-rito, è stata presente nei corredi funebri e ancora oggi gioca un ruolo fondamentale nella nostra società.
Il Museo delle bambole diventa, in questo contesto, un luogo prezioso da riscoprire che può aiutarci a ritrovare la nostra vera essenza".




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