TrendRA 2026: economia ravennate solida, ma aumentano le criticità | la CRONACA di RAVENNA

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Economia

TrendRA 2026: economia ravennate solida, ma aumentano le criticità

Il rapporto di CNA evidenzia il rallentamento della crescita, la frenata dell'export e la pressione sui margini. Sotto osservazione demografia e investimenti

16 luglio 2026 -

Ravenna si conferma provincia ad alto benessere: nel 2025 il PIL per abitante ha toccato 40.108 euro (30° su 107 province), il reddito disponibile 26.536 euro (21°) e la disoccupazione il 4,1%, meglio della media nazionale (6,1%). Il vantaggio si assottiglia però nel tempo: tra 2010 e 2025 il valore aggiunto per abitante è cresciuto dell'8,3% (Italia +11,2%), e le previsioni 2026-2027 indicano una crescita quasi ferma (+0,2% l'anno).

L'incrocio di quattro fonti (Atlante Unioncamere, Osservatorio TrendER di CNA Emilia-Romagna, survey CNA Ravenna su costruzioni e impiantistica, dati sul credito) conferma: i fondamentali reggono, ma la congiuntura si è raffreddata su più fronti insieme, specie per le micro e piccole imprese.

Il manifatturiero, dopo un timido recupero 2025, torna negativo nel primo trimestre 2026 (-0,7%), in peggioramento. Le costruzioni calano dello 0,3% dopo due anni di crescita legata agli incentivi edilizi; il panel TrendER segnala un'attenuazione della flessione (-2,1%, la migliore di cinque trimestri) ma non ancora un'inversione. Il dato più critico è l'artigianato: fatturato -4,1% e perdita di unità locali e addetti già nel 2025. Anche i servizi, unico comparto in crescita nel 2025, si fermano a inizio 2026 (-0,1%).

Il problema più trasversale è sui margini: le retribuzioni crescono ogni trimestre (+9% nel primo 2026), materie prime ed energia salgono, mentre i ricavi restano fermi o calano — una forbice che stringe la redditività. Gli investimenti calano decisamente. Il modello di rischio MORE conferma la fragilità: 38% delle imprese ravennati "vulnerabile", altro 8% a rischio default, con punte nell'alloggio-ristorazione (16%, 28% per i soli alberghi).

Export e turismo restano pilastri ma chiedono attenzione: dopo il +3,5% del 2025, l'export cala del 7,9% nel primo trimestre 2026, frenato da chimica (-25,0%, primo settore per quota) e mezzi di trasporto (-24,7%); tengono agricoltura (+39,5%) ed elettronica (+12,3%). Pesa il crollo dell'export verso gli USA (-32,2%), mentre la Germania, primo mercato, tiene (+8,1%). Il turismo, dopo un 2025 record (7,24 milioni di presenze, +9,2%), apre il 2026 con arrivi e presenze in calo nei primi quattro mesi: la destagionalizzazione resta un obiettivo, non un risultato.

La survey CNA su costruzioni e impiantistica conferma i segnali dal basso: edilizia piccola, legata al privato, pessimista (quasi un'impresa su due prevede calo di fatturato); impiantistica più strutturata ma frenata dalla carenza di manodopera. Sul credito il quadro migliora, ma a due velocità: piccole imprese e costruzioni restano più indietro.

Sullo sfondo, la sfida demografica: la popolazione resterà stabile fino al 2050 solo grazie ai flussi migratori, mentre la popolazione in età lavorativa calerà di quasi il 12%, con l'indice di vecchiaia in salita a 300 anziani ogni 100 bambini.

Nevio Salimbeni, responsabile del Centro Studi CNA Ravenna, ha commentato così i dati presentati: “Lo scorso anno avevamo raccontato Ravenna con l'immagine della Bella Addormentata: un territorio solido ma bisognoso di maggiore dinamismo. Oggi, alla luce di un quadro che conferma un rallentamento pur non strutturale, quell'immagine da sola non basta più. Serve un passaggio ulteriore, più corale: remare insieme. Lo sviluppo economico non nasce solo dall'iniziativa del singolo, ma da relazioni di fiducia e collaborazione tra i soggetti di un territorio. Il mare è un po' in tempesta, ma remando insieme possiamo raggiungere l'obiettivo che ci siamo dati”.

Vania Cimatti, responsabile delle Politiche del Credito di CNA Ravenna, ha illustrato i dati relativi al credito e agli investimenti nella nostra provincia: “L'analisi sul credito che abbiamo presentato restituisce un rapporto tra imprese e sistema bancario complessivamente positivo, in miglioramento rispetto agli anni precedenti. Un dato confermato anche dalla capillarità bancaria del nostro territorio, superiore alla media nazionale, che favorisce una relazione di prossimità capace di andare oltre i numeri e valutare anche la qualità dei progetti imprenditoriali: è questo l'elemento su cui continuare a lavorare”.

L’iniziativa è proseguita con la brillante relazione di Guido Caselli, direttore del Centro Studi e vicesegretario di Unioncamere Emilia-Romagna: “I dati che abbiamo presentato raccontano un artigianato ravennate sempre meno numeroso e più anziano. Accanto a questo calo, però, nascono continuamente nuove attività che la classificazione ufficiale fatica a inquadrare, tanto da confluire nella voce 'non classificabile altrimenti': segno di un tessuto economico che si sta trasformando.

Sullo sfondo resta la questione demografica: da qui al 2050 la popolazione in età lavorativa continuerà a diminuire, mentre cresceranno gli anziani, e l'unico argine reale sarà rappresentato dai flussi migratori. È in questo contesto che va letto anche un altro dato significativo: se prima della pandemia profitti e salari crescevano di pari passo, dal 2019 al 2024 i profitti sono aumentati quasi del 20% mentre i salari sono diminuiti. L'unico fattore che sembra fare davvero la differenza è l'età di chi guida l'impresa: dove c'è un under 40 si continua a investire, ad assumere, a mantenere un equilibrio tra crescita e redistribuzione; dove la guida è affidata solo a un over 65, spesso senza ricambio generazionale, prevale una visione di breve periodo.

Su questo terreno si innesta anche la sfida dell'intelligenza artificiale, che dobbiamo imparare a usare come un alleato e non subire come una minaccia: chi saprà integrarla nei propri processi ne trarrà un vantaggio competitivo importante, esattamente come accadde a chi per primo passò dalla racchetta di legno a quella in grafite nel tennis. Il nostro compito, come artigiani e come imprese, resta però quello di presidiare ciò che le macchine non potranno mai fare: costruire relazioni, intuire il nuovo, dare senso alle cose”.

Da questo quadro nascono le proposte di CNA Ravenna, che chiede alle Istituzioni un cambio di passo: stabilizzare e allargare gli incentivi per innovazione, digitalizzazione ed efficientamento energetico, con premialità per le micro e piccole imprese; sostenere reti e aggregazioni contro la frammentazione del tessuto produttivo (il 95% delle imprese ravennati ha meno di 10 dipendenti); introdurre clausole di revisione prezzi nelle commesse pubbliche per alleggerire la stretta sui margini; investire su orientamento scolastico, ITS e apprendistato contro la carenza di manodopera; costruire politiche di accoglienza e attrazione di lavoratori per affrontare la sfida demografica; garantire, per costruzioni e impiantistica, stabilità pluriennale degli incentivi e un accesso al credito più semplice per le micro imprese.

“Come CNA abbiamo voluto proporre nove direttrici su cui confrontarci con le istituzioni, gli stakeholder e le parti sociali – ha spiegato il direttore generale della CNA di Ravenna Massimo Mazzavillani - per dare continuità al benessere diffuso che ha caratterizzato il nostro territorio negli ultimi decenni: l’innovazione, digitalizzazione e automazione; i consorzi artigiani e le reti a sostegno dell’aggregazione tra le imprese; la risposta alla stretta sui margini; la formazione e il reperimento di manodopera; la questione demografica; il rilancio delle costruzioni e dell’impiantistica; il sostegno al credito per le piccole imprese; la diversificazione dei mercati e dei prodotti export, insieme a una reale destagionalizzazione turistica; il rafforzamento dell’ecosistema economico provinciale.
Tra questi temi, insistiamo in particolare sui consorzi artigiani e sulle reti di impresa: il dibattito sulla dimensione d'impresa rischia di essere sterile se si limita a invocare genericamente le aggregazioni, perché il nostro modello economico si fonda su una presenza diffusa di micro e piccole imprese. Il tema, allora, non è la fusione tra aziende, ma l'aggregazione intesa come massa critica e condivisione di processi e obiettivi.
I consorzi artigiani lo dimostrano da oltre cinquant'anni: sono stati la prima forma di rete d'impresa nel nostro territorio e continuano oggi a garantire capacità organizzativa e crescita a centinaia di imprese, anche monopersonali, che da sole non potrebbero affrontare certi mercati.
È su questa strada, insieme alla possibilità di costruire reti anche su progetti specifici legati alle filiere, che vediamo un margine concreto di consolidamento e sviluppo”.

Si sono poi susseguiti gli interventi del sindaco di Ravenna, Alessandro Barattoni, e del presidente della Camera di Commercio di Ferrara Ravenna, Giorgio Guberti, che hanno commentato il rapporto e le proposte presentate da CNA. “Viviamo in un contesto internazionale instabile – ha commentato Barattoni - dove la dipendenza da altri soggetti - energia, materie prime, dati digitali - è diventata un rischio concreto: serve più europeizzazione, e su questo si muove la candidatura del porto di Ravenna come deposito di materie prime strategiche. Stesso discorso per la chimica di base: le pressioni dei concorrenti extraeuropei rischiano di renderci ancora più dipendenti proprio su produzioni fondamentali per le nostre filiere.
Un dato positivo, invece, riguarda i giovani: Ravenna è seconda in Italia per attrattività verso nuovi residenti, un risultato su cui continuare a investire, a partire dalle politiche abitative e dai servizi educativi per attrarre sempre più famiglie giovani pronte a crescere sul nostro territorio”.

“Come Camera di Commercio abbiamo scelto di investire concretamente sui giovani – ha affermato Guberti - un milione e mezzo di euro in bandi per l'assunzione, l'apertura di nuove attività e la competitività, che lo scorso anno hanno portato alla stabilizzazione o all'assunzione di 165 under 35. L’attrattività e le potenzialità di Ravenna sono evidenti, resta però il nodo delle infrastrutture: i collegamenti viari e ferroviari del nostro territorio sono tra i più critici in Italia, e questo pesa proprio nel momento in cui porto e zona logistica semplificata potrebbero generare nuova occupazione e nuovi investimenti. Investire in infrastrutture significa generare un moltiplicatore fiscale reale: è una priorità che non possiamo più rimandare”.

“Dobbiamo stimolare le Istituzioni a favorire lo sviluppo di un territorio dove sia più facile fare impresa” dichiara il presidente della CNA di Ravenna, Matteo Leoni “Fino ad oggi abbiamo letto la competitività come sinonimo di produttività; crediamo sia il momento di rivedere questa equazione, aggiungendo innovazione, fiducia e collaborazione.
Anche gli indicatori con cui misuriamo il successo di un territorio - PIL e valore aggiunto - per quanto fondamentali, non bastano più da soli a spiegare la capacità di un territorio di competere nel lungo periodo.

Crediamo che la competitività futura della nostra provincia dipenderà sempre meno dai singoli fattori produttivi e sempre più dalla capacità del sistema territoriale di fare rete. Il primo passo è culturale, prima ancora che economico: le filiere devono imparare a collaborare, non a competere tra loro. L'integrazione tra i diversi comparti produttivi, unita al trasferimento tecnologico e a percorsi di internazionalizzazione condivisi, può generare valore che nessuna impresa riuscirebbe a creare da sola. A questo si deve accompagnare un investimento serio su infrastrutture moderne, capaci di sostenere davvero la crescita, e una collaborazione stabile con ITS e Università, che sappia intercettare in anticipo le competenze richieste dalle imprese.

La sfida demografica ci impone poi di lavorare sulla capacità di attrarre e trattenere talenti: senza persone qualificate, nessuna delle altre leve produce risultati. Su tutto questo, il capitale relazionale non è un concetto astratto, ma un vero fattore di competitività: è la differenza tra un bene pubblico e un bene comune, capace di mettere a sistema soggetti diversi. È mettendo insieme le forze, pubbliche e private, che potremo affrontare sfide sempre più impegnative”.




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CNA