Irene Grandi e Giorgio Inglese a Ravenna per i premi di Dante2021+1 | la CRONACA di RAVENNA

Irene Grandi e Giorgio Inglese a Ravenna per i premi di Dante2021+1

La cantautrice fiorentina e il filologo, curatore della nuova Edizione nazionale della Commedia, sono stati i protagonisti della serata conclusiva del Festival

18 settembre 2022 - Due mondi molto diversi si sono incontrati nella serata finale del Festival Dante2021+1, sabato 17 al Teatro Alighieri: quello della canzone, rappresentato da Irene Grandi, e quello degli studi sulla letteratura italiana, con il filologo Giorgio Inglese. I due personaggi, che operano in ambiti così lontani ma sono accomunati dal gusto della ricerca, hanno ricevuto dal Festival i tradizionali premi, “Musica e Parole” alla cantautrice e “Dante-Ravenna” allo studioso.  

Domenico De Martino, direttore artistico di Dante2021+1, ha dialogato con i due ospiti insieme ad altri studiosi: per Giorgio Inglese, che l’anno scorso ha portato a termine la nuova Edizione nazionale della Commedia a cura della Società Dantesca, sono intervenuti il presidente della stessa Società, Marcello Ciccuto, e Carlo Galli, politico e docente universitario, che ha partecipato in video perché costretto a casa dal Covid.

La nuova Edizione nazionale a cura di Inglese è nata “con uno scopo di continuità e aggiornamento con la precedente, curata da Giorgio Petrocchi negli anni Sessanta del secolo scorso” ha spiegato lo studioso. “La affianca e non la sostituisce, integrando sessant’anni di nuove acquisizioni. Non si parla di rivoluzioni riguardo al testo dantesco, ma di varianti ricavate dai manoscritti di riferimento”.
Non possediamo infatti il testo originale della Commedia, ma soltanto delle copie che possono differire per tanti dettagli di ordine morfologico, sintattico, semantico e via dicendo; quindi si può solo cercare, grazie al lavoro capillare e rigoroso degli studiosi come Giorgio Inglese, di ottenere la massima approssimazione al testo dantesco.

Nella nuova edizione, non sono esenti da modifiche neanche i brani più noti, come Inglese ha riferito: nell’episodio del Conte Ugolino, per fare solo un esempio, “la bocca sollevò dal fiero pasto” diventa “la bocca su levò dal fiero pasto”, perché questa è la versione riportata da un codice più vicino a Dante, dal punto di vista cronologico, rispetto a quello al quale ci si era riferiti in passato. È un dettaglio, ma di estrema importanza, ricavato come tanti altri da anni di studi, di acquisizioni e di comparazioni, e suggerisce la misura dell’imponente lavoro che il filologo ha sostenuto.

A condurre dall’italiano di Dante a quello delle canzoni si è prestato il linguista Gian Luigi Beccaria, che ha condotto una sintetica e vivace disamina dei testi: da quelli dei primi decenni del Novecento, quando erano “ben più poveri rispetto a quelli di oggi” e infarciti di cuori, amori, lacrime e sospiri, a quelli dei cantautori come Fabrizio De André, Francesco Guccini e altri ancora, dove “le parole delle canzoni si aprono all’inventiva, al racconto, alla quotidianità”, per non dire delle sperimentazioni di Franco Battiato e dell’operazione “antifolklorica” sulla lingua realizzata da De André in Creuza de mä.
“La canzone può essere veicolo di messaggi importanti e quella degli ultimi decenni non è più un assemblaggio di luoghi comuni” ha affermato Beccaria. “Tuttavia non è poesia, non è adatta alla sola lettura. È la voce che canta a trasfigurarla”.

E la voce di Irene Grandi ha concluso la serata, dapprima nel dialogo con Domenico De Martino, quando la cantautrice ha raccontato che ad avvicinarla a Dante è stato il suo maestro di yoga, che le ha fatto vedere il Poeta come “viaggiatore dell’anima”, facendole capire come “la crisi possa diventare l’opportunità di ritrovarsi, anche perché arriva Virgilio, il maestro”.
Irene Grandi ha parlato della sua collaborazione con un giovane poeta, nata “dall’esigenza di dire le cose in modo meno giovanile, più ricercato”, e di quelle con nomi di grande rilievo della musica, primo fra tutti Pino Daniele: “un fitto dialogo con altri musicisti in un intento di sperimentazione. La collaborazione è la cifra della mia storia, una ricerca per rinnovarmi e non continuare a ripetere la stessa canzone famosa”.

Con Saverio Lanza, uno dei musicisti della sua band, alla chitarra e alla tastiera, la cantautrice fiorentina ha poi offerto una breve selezione delle sue canzoni, tra cui un grande successo come Bruci la città. Il pubblico l’ha salutata alla fine con applausi calorosi e la richiesta di un bis.
Patrizia Luppi

 

 


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