Il ponte di Savarna, sul Lamone, finirà a "Striscia la notizia"? | la CRONACA di RAVENNA

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Cronaca

Il ponte di Savarna, sul Lamone, finirà a "Striscia la notizia"?

I documenti saranno trasmessi al programma di Mediaset. «A questo punto vale tutto», dicono i cittadini che a centinaia hanno preso parte alla protesta di sabato 17 settembre

17 settembre 2022 - La protesta è arrivata in piazza, o meglio ai due lati del ponte che non c’è: a Torri e a Savarna. Due località da due anni e mezzo “separate in casa”, si potrebbe dire, non da un muro ma dal fiume Lamone, pochi metri.
E così in totale 250/300 cittadini hanno deciso di incamminarsi in due cortei verso quella che è diventata una frattura intollerabile: «non si vive più così».
Sono di Savarna, Grattacoppa, Conventello, Torri, Borgo Masotti, Mezzano, Ammonite, insieme al loro comitato cittadino. Sono famiglie con bambini, giovani e meno giovani, donne, uomini.

Elencano i disagi, che sono notevoli. Soffrono le attività economiche che hanno dimezzato il fatturato perché hanno perso la clientela, le famiglie che hanno figli o genitori anziani che vivono al di là del fiume, i genitori e i nonni dei ragazzi che frequentano la scuola elementare di eccellenza, la materna e il nido a Savarna, i lavoratori che da Savarna devono recarsi a Ravenna. Quel ponte è anche qualcosa di più di un collegamento fra alcune frazioni: è un collegamento fondamentale con il capoluogo, con Ravenna.
L’alternativa da Mezzano a Savarna è percorrere la Reale verso Alfonsine e svoltare in via Basilica, una trentina di chilometri andata e ritorno, che significano più tempo e più costi di carburante.

I cittadini chiedono risposte, che non arrivano, e fatti: la riapertura immediata del cantiere, con una nuova data di fine lavori; ristori per i danni e i disagi che stanno subendo gli abitanti e le imprese delle frazioni interessate; la realizzazione  delle opere e delle infrastrutture promesse a quella zona nord del forese.

«Non chiediamo favori – dicono - perché sappiamo guadagnarci ogni centesimo con le nostre fatiche. Non chiediamo l’elemosina, perché siamo moralmente ricchi di un’immensa prospettiva nel futuro che da onesti faticatori ci siamo sempre saputi inventare anche quando gli orizzonti erano lontani». «Alti come le nostre ambizioni, duri come la nostra terra, profondi come i nostri occhi, che oggi vi guardano e vi invitano a fare il vostro dovere», scrivono in un volantino.

Tra l’altro, sottolineano, «oggi qui non è venuto nessuno della giunta comunale». «Non meritiamo questo vergognoso trattamento, questi enormi disagi, questo silenzio, queste mancate spiegazioni e soprattutto non meritiamo queste scuse tardive di circostanza e convenienza. La convenienza lasciatela ai supermercati, quelli che tanto amate inaugurare».
Il riferimento è alle scuse che il sindaco ha pubblicato sulla propria pagina facebook e alle nuove strutture commerciali recentemente inaugurate e a quelle progettate.

E non mancano i paragoni con altri interventi che procedono spediti, come il cantiere in via Sant’Alberto con tanto di sottopassaggio. O addirittura con ponte Morandi a Genova ricostruito in sei mesi o con quello inaugurato lo scorso agosto in Croazia, lungo due chilometri, cantiere avviato nel 2018, interrotto negli anni della pandemia, ripreso e concluso un mese fa.

I cittadini rivendicano anche la loro scelta di vita: «siamo le famiglie che hanno scelto di restare a vivere nel forese perché qui sono nate, qui hanno radici» oppure «siamo anche quelli che hanno scelto il forese arrivando da altre realtà, perché qui abbiamo idealizzato il nostro luogo sicuro portando risorse e nuova linfa e ricevendo in cambio una nuova vita».

Insomma, hanno coniato un hashtag stampato su adesivi gialli che verranno attaccati ovunque: #finiteilpontedisavarna


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