I trent’anni di Fanny & Alexander tra tenacia, follia e saggezza. INTERVISTA a Chiara Lagani | la CRONACA di RAVENNA

I trent’anni di Fanny & Alexander tra tenacia, follia e saggezza. INTERVISTA a Chiara Lagani

Debutta martedì 12 luglio alle 21 al Teatro Alighieri per il Ravenna Festival il nuovo spettacolo, Addio fantasmi, mentre proseguono per tutto il 2022 le iniziative del progetto dedicato alla ricorrenza

12 luglio 2022 - Sarà forse merito anche della propizia terra di Romagna, che da mezzo secolo a questa parte è stata culla di alcune delle realtà teatrali più interessanti, ma quella dei trent’anni di Fanny & Alexander è una ricorrenza speciale. Lo è perché questa bottega d’arte (più che compagnia teatrale), pluripremiata e nota anche in campo internazionale per la qualità e la peculiarità delle sue proposte, è nata nel 1992 a Ravenna da due ragazzi giovanissimi, ancora adolescenti. Chiara Lagani e Luigi De Angelis hanno perseguito il loro progetto con una chiarezza d’intenti e una determinazione rare a quell’età.

Nei decenni trascorsi da allora, Fanny & Alexander, il cui nome è tratto dal film di Ingmar Bergman, è cresciuta accogliendo altri componenti, l’attore Marco Cavalcoli e l’organizzatore Marco Molduzzi, oltre a una schiera di collaboratori; ha maturato intanto una cifra stilistica particolare, attingendo alla letteratura, alla musica, all’arte, al cinema e spesso impegnandosi in progetti a più riprese: per esempio quello su I libri di Oz di Frank L. Baum o quello sul romanzo L’amica geniale di Elena Ferrante, da cui sono stati tratti uno spettacolo e poi la graphic novel recentemente presentata al Coconino Fest, un fumetto da cui nascerà un altro, diverso, spettacolo.

Musica e immagini sono in primo piano in altri casi, come nel recente video-concerto The Garden, che era in programma nei giorni scorsi per il Ravenna Festival. Dalla letteratura arriva ancora il nuovo spettacolo con Anna Bonaiuto e Valentina Cervi che debutta stasera alle 21 al Teatro Alighieri, sempre nel corso del Festival: Addio fantasmi, dal romanzo omonimo di Nadia Terranova.

Chiara Lagani ha parlato con noi di tutti questi argomenti e, in generale, del progetto TRENTAF&A! che si estende su tutto il 2022, anno della ricorrenza.


Chiara Lagani, iniziamo con lo spettacolo di questa sera, che andrà in scena basato sulla tua drammaturgia, con i costumi ideati da te e con regia, scene e luci di Luigi De Angelis: qual è stata la spinta che vi ha fatto pensare di trarre un testo teatrale dal romanzo di Nadia Terranova?


“Seguo da tantissimo il lavoro di Nadia e la ritengo una delle scrittrici più brave e più interessanti che ci siano in questo momento; tra l'altro, è anche una grandissima studiosa, oltre che autrice, di letteratura per l'infanzia, un genere che mi interessa molto. Nadia è inoltre una persona molto bella e quando io provo interesse e stima anche umana per le persone mi vien voglia di farci qualcosa insieme, di avere una relazione con loro.

Addio fantasmi, in particolare, è un romanzo che ho amato tantissimo quando è uscito, poi tra l'altro è finito nella cinquina del Premio Strega. Avevamo iniziato a ipotizzare questa produzione ma ci siamo dovuti arrestare a causa della pandemia, tuttavia io dico sempre che se l'abbiamo ripresa dopo due anni di sosta e ora portata a termine, vuol dire che ogni tanto i desideri vanno messi alla prova. Vuol dire che il desiderio era tenace, che c'era una verità, e quindi sono ancora più orgogliosa e fiera di questo debutto.

Abbiamo deciso di affidare i ruoli a due attrici che stimiamo molto: Valentina Cervi sarà la figlia, mentre la madre sarà interpretata da un'attrice grandissima del cinema e del teatro italiano, Anna Bonaiuto. È una grande gioia poter lavorare con due attrici così; per noi è uno stimolo di nuova crescita, anche per la scrittura e per la regia.

Il romanzo, molto affascinante, evoca il rapporto con la madre, e la maternità è un archetipo che noi attraversiamo sempre nella vita, sia che abbiamo figli sia che non ne abbiamo: una madre l'abbiamo avuta tutti e si tratta sempre di un rapporto molto forte, pieno a volte di conflitti e di tensioni, a volte di dolcezza".

Sul tema della maternità è previsto un altro vostro debutto nei prossimi mesi; poi, sempre inserito in TRENTAF&A!, ci sarà lo spettacolo tratto dalla graphic novel L’amica geniale con i tuoi testi e le immagini di Mara Cerri.

“Il primo è un progetto ancora in divenire. Per quanto riguarda la graphic novel che a sua volta diventerà uno spettacolo, tu sai che noi portiamo sempre le cose di qua e di là dal tunnel, nel senso che è molto difficile che i libri che traduco o realizzo non arrivino prima o poi in teatro. Uno dei modi in cui manifesto il mio amore per il teatro, lo dico sempre, è il fatto che vivo i libri come creature teatrali.
Questo lavoro con Mara Cerri è collegato a quello che abbiamo già fatto in scena su L'amica geniale; lo spettacolo successivo sarà quindi il terzo capitolo del progetto, che, come alcuni di quelli che realizziamo, è fatto di tappe performative che che si collegano tra di loro.

Poter fare in modo che lo spettatore entri fisicamente dentro un libro mi affascina molto, come se il libro stesso diventasse improvvisamente un luogo tridimensionale dove puoi introdurti per incontrare il testo, incarnato in un corpo che non necessariamente è un personaggio.
È stato così per I libri di Oz, con i disegni di Mara animati da Luigi dietro le spalle dell'attore, che in quel caso ero io: l'attore è attraversato dalle parole e le immagini fanno da contraltare ritmico visivo a tutto quello che viene recitato. Porteremo in giro il nostro fumetto in questa forma nei festival, nelle biblioteche, in contesti anche molto piccoli, dato che questi spettacoli possono essere rappresentati ovunque perché tecnicamente sono leggerissimi".

Quali sono le linee su cui si basa TRENTAF&A!?


“Può sembrare un progetto un po’ megalomane, ma nasce dalla nostra volontà di dare uno specchio quanto più ampio possibile di tutte le cose che facciamo, che sono così diverse, e di mettere in rete due città fondamentali, Ravenna e Bologna: la città dove siamo nati e cresciuti, e dove io ora vivo, e quella dove vive Luigi, dove abbiamo studiato e dove siamo andati per la prima volta in tournée. Il nostro primo spettacolo fuori Ravenna è stato a Bologna, la città che ci ha visti crescere.
Alla conferenza stampa di presentazione in Regione, pochi giorni fa, c’erano i due assessori, quello regionale Mauro Felicori e quello del Comune di Ravenna Fabio Sbaraglia; per noi è stato molto bello vedere unite queste due città in una progettualità condivisa. Non è un fatto di carta d'identità, il nostro è un grande amore e lo dimostra il lavoro che facciamo sul territorio".

Lo spirito di Fanny & Alexander è rimasto lo stesso degli inizi, dopo trent’anni, o è cambiato qualcosa?

“Qualcosa è cambiato, certo, a partire dalle acquisizioni tecniche; poi, ovviamente, in una vita di lavoro impari a gestire i tuoi desideri, a dar loro forma in maniera più concreta e più adulta. Ora Luigi e io abbiamo quarantasette anni e abbiamo avuto l’idea di Fanny & Alexander quando ne avevamo sedici; ma, riflettevo, non c'è una differenza di postura etica, il nostro atteggiamento nei confronti delle cose è rimasto immutato.
Siamo sempre quei due ragazzini che si sono detti giochiamo insieme, facciamo questo gioco, e che l'hanno preso subito seriamente. Poi si sono uniti i compagni, e siamo stati fortunati a incontrarne di così buoni, la cosa si è ingrandita, ma l'atteggiamento un po’ folle, un po' sconsiderato e anche saggio al contempo, di quella saggezza e follia mescolate insieme che hanno solo i bambini, è rimasto lo stesso.

Luigi De Angelis e io siamo sempre stati in sintonia; per me lui è un fratello, c'è una simbiosi grandissima tra di noi, pur nella diversità delle nostre anime che sono complementari. Vedendo la tranquillità che abbiamo raggiunto oggi, che è molto maggiore rispetto agli inizi, perché abbiamo superato le ansie di quando un ragazzino si affaccia alla vita e l’istanza identitaria a volte si impone, mi sono resa conto che a questo punto siamo abbastanza tranquilli sull'identità e questo ci permette di prestare tutta l'attenzione possibile ad altre cose che sono più importanti, che vengono prima.
Quella specie di avidità che avevamo all’inizio l'abbiamo ancora, ma è più legata alla curiosità, alla sete di fare tante cose diverse. Ora non facciamo più tante cose per capire chi siamo, ma per per amore di quelle stesse cose, e questo cambia la qualità delle azioni".

Patrizia Luppi



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