A settembre uscirà l’atteso film “Dante” di Pupi Avati. Anteprima a Roma. Intervista al regista | la CRONACA di RAVENNA

A settembre uscirà l’atteso film “Dante” di Pupi Avati. Anteprima a Roma. Intervista al regista

«Ho voluto far diventare Dante un essere umano, in carne e ossa, come uno di noi». Avati è a Ravenna sabato 23 aprile per il ScrittuRa festival

22 aprile 2022 - Il conto alla rovescia è già iniziato. A settembre uscirà l’atteso film “Dante” di Pupi Avati, ma già in giugno si terrà un’anteprima istituzionale a Roma. Il regista bolognese, che lo scrittore Eraldo Baldini ha definito il maestro del “gotico rurale”, è riuscito a realizzare un sogno che aveva nel cassetto da circa vent’anni. Ed è stato tutt’altro che facile.

Non contento, ha scritto anche il libro “L’alta fantasia” pubblicato da Solferino, che presenterà sabato 23 aprile alle 11.30 a Palazzo dei Congressi di Ravenna, per l’anteprima di ‘ScrittuRa Festival’ pensata per i ragazzi delle scuole.

In entrambi i casi, film e libro, raccontano la Ravenna di Dante, attraverso gli occhi di Boccaccio. Il film prodotto dal fratello Antonio Avati, che ha per protagonista Sergio Castellito nel ruolo di Boccaccio, è una produzione Duea Film con Rai Cinema e sarà distribuito nelle sale italiane da 01 Distribution.

Pupi Avati, il film è dunque arrivato al suo “atto finale”: l’uscita nelle sale?

«Sì. In realtà è già finito e approvato dai committenti da un po’, ma abbiamo deciso di posticipare l’uscita con la speranza che questa stagione infausta per gli incassi dei film in sala, finisca. Ci auguriamo che a settembre la gente riprenda ad andare regolarmente al cinema».

Il suo primo accordo con la Rai risale al 2002. Come mai è stato così difficile realizzare un film su Dante, universalmente noto?
«Perché è sì universalmente noto, ma non universalmente amato. Molti, compreso me, lo hanno “patito” a scuola e quindi immaginano che qualsiasi creazione su di lui debba in qualche modo essere noiosa. Quando si propone Dante a dei committenti legati al cinema e alla tv, questi alzano subito gli occhi al cielo, senza sapere probabilmente quanto la vita di Dante sia stata tutt’altro che noiosa. Trovare dei finanziatori per il film è stato alquanto complicato, più facile invece trovare un editore».

Tornando ai ricordi di scuola. Come ha riscoperto Dante?
«Faccio parte di una generazione che ha avuto la sfortuna di avere docenti che non solo facevano di tutto per non fare amare Dante, ma tutte le materie letterarie in generale. Siamo in tanti a ricordare la scuola come un incubo. Intorno ai trent’anni, mi è però scattato qualcosa… Mi sono reso conto di aver approfondito solo la musica, come musicista professionista, e ho fatto di tutto per colmare questa mia ignoranza con un percorso da autodidatta. Sono partito dai classici come se fosse l’anno zero della mia cultura, e ne ho scoperto la bellezza».

Con il suo libro e il film, è riuscito a rendere seducente Dante. Come si è fatto sedurre?

«Leggendo una sua opera giovanile, “La vita nuova”, in cui racconta di sé e di questa bambina poi diventata una ragazza, Beatrice Portinari: in questa storia, ho riconosciuto un po’ di me. E, così, ho avuto la voglia si saperne di più. Da quel momento, ho studiato molto e raccolto opere e materiali che ancora non so a chi lascerò».

Nel film si parla inevitabilmente di Ravenna…
«Certo, non si può prescindere, è la città in cui il Sommo Poeta è morto e ha scritto una parte importante del Paradiso. Il pretesto narrativo è stato il viaggio di Boccaccio nel 1350 da Firenze a Ravenna per tentare di risarcire la figlia di Dante – suora ritiratasi al convento delle Clarisse di Santo Stefano degli Ulivi– con 10 fiorini, per l’esilio ingiustamente subito da suo padre».

Com’è stato girare a Ravenna?
«Ravenna è una delle città italiane più belle ma che dell’epoca di Dante, purtroppo, non ha mantenuto nulla a livello architettonico. Per cui, in città, non sono riuscito a girare nulla… Per fortuna ci sono Classe con la sua meravigliosa basilica, la pineta e i mosaici che mi hanno per così dire “aspettato” e sono stato oggetto delle riprese. Ma lo stesso discorso potrei fare su Firenze e la Toscana. Non a caso, ho puntato sull’Umbria, sul Lazio e parte dell’Emilia Romagna».

Il suo film su Dante è per tutti?
«Sì, anche perché ha una valenza didattica sotterranea. E mi auguro che in tanti possano riconoscersi. Anche per il libro ho scelto volutamente la forma del romanzo, che consente più libertà letteraria rispetto al saggio accademico. Così, sono riuscito a inserire centinaia di informazioni, mentre su altre cose ho fatto ricorso all’immaginazione…».

Il suo principale testimone è Boccaccio…

«Sì, colui che è stato il suo primo grande biografo. Anche se alcune parti del suo “Trattatello” sono criticate da alcuni dantisti, alla fine la sua versione ha prevalso. Ho cercato di fare un film e un romanzo in grado di occupare uno spazio, e di avere un ruolo, che non hanno precedenti. Ho voluto far diventare Dante un essere umano, in carne e ossa, come uno di noi. Nessuno al mondo ha fatto quel che ho fatto io per Boccaccio e nessuno al mondo ha fatto per Dante quello che ha fatto Boccaccio».

Prossimi progetti?
«Non alludo ad “adulteri” quando sono ancora nel pieno di una storia d’amore che si concluderà solo con l’uscita del film. In quel momento, il film sarà di tutti… Il mio è un atto di amore e di riconoscenza verso questo poeta così misterioso e ineffabile che la cultura mondiale ci invidia».
r.b.


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