Cna: "Parrucchieri ed estetisti in crisi con l'impossibilità di uscire dal Comune" | la CRONACA di RAVENNA

Cna: "Parrucchieri ed estetisti in crisi con l'impossibilità di uscire dal Comune"

"Questa categoria applica ferrei protocolli di sicurezza: riceve solo per appuntamento e garantisce distanziamento e contingentamento dei flussi, oltre a continuare ad operare da mesi con precisi e sicuri dispositivi di protezione”

14 gennaio 2021 - Con l’Emilia-Romagna in zona arancione, resta esclusa la possibilità degli spostamenti intercomunali per i servizi alla persona, a meno che nel territorio comunale non sia registrata l’assenza di tali attività o si parta da comuni inferiori ai 5000 abitanti (un caso che riguarda solo tre comuni in questa provincia).

"Si tratta di un divieto che, tranne la breve parentesi con i giorni di zona gialla, dura ormai dallo scorso 15 novembre e che sta mettendo a dura prova la tenuta di parrucchieri, estetisti e operatori del benessere che sono anche esclusi dai ristori previsti dai decreti nazionali, perché sulla carta possono svolgere la loro attività. Un paradosso letale per le imprese", dichiarano Roberto Zattini (presidente di CNA Benessere e Sanità Ravenna) e Vilma Capriotti (portavoce dei servizi di estetica). Per la Cna “è indispensabile permettere ai clienti di recarsi dal proprio parrucchiere ed estetista di fiducia almeno in ambito provinciale”.

“Di fatto, questi operatori, pur rimanendo aperti, vedono il proprio giro d’affari di gran lunga ridimensionato, con gravi ripercussioni sulla stabilità delle imprese e sul futuro dei dipendenti. Non dobbiamo dimenticare - spiega Zattini - che questa categoria applica ferrei protocolli di sicurezza: riceviamo solo per appuntamento e garantiamo distanziamento e contingentamento dei flussi, oltre a continuare ad operare da mesi con precisi e sicuri dispositivi di protezione”.

“Ancora più paradossale e incomprensibile – afferma Capriotti – è la chiusura dei centri estetici nelle zone rosse, che penalizza maggiormente proprio le strutture che sono riconosciute come più sicure ed organizzate nella prevenzione del contagio, anche grazie al rispetto di una normativa antecedente la pandemia che fissava già degli standard molto alti. Misure come queste rischiano di ottenere l’effetto contrario e favorire pericolosi fenomeni di abusivismo con lo svolgimento di attività senza sicurezza presso le abitazioni”.

“Queste categorie - concludono - hanno dimostrato grande attenzione e impegno sul versante della sicurezza ma, come tutti sanno, si basano su di un legame di fiducia molto forte con i clienti e su attività specialistiche spesso ben differenziate. Non si può continuare a penalizzarle impedendogli, in questa fase di pesante contrazione dei consumi interni, la possibilità di fare affidamento sulla loro clientela abituale cosa che, in una provincia fatta in gran parte di piccoli comuni vicinissimi tra loro, è un aspetto non secondario. Una soluzione potrebbe essere quella di autorizzare gli spostamenti per recarsi nella propria attività di fiducia aperta, almeno nell’ambito della propria provincia”.


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