Il mito all'asta. Collezionisti pronti al rialzo per le bici del Pirata

I cimeli di Marco Pantani e dell’epopea della Mercatone Uno in vendita all’incanto. Michele Coppolillo, ex compagno di squadra del grande ciclista: “Non sono semplici oggetti ma pietre miliari del ciclismo”

28 novembre 2020 - “A Romano con amicizia”. E’ la dedica autografata da Marco Pantani sulla maglia rosa dell’81° Giro d’Italia del 1998, una “replica” (una riproduzione cioè di quella ufficiale con specifiche tecniche differenti rispetto a quelle delle maglie indossate o preparate per una gara), marchio Fila, taglia 5. Proveniente dal patrimonio del Museo Mercatone Uno, la maglia, con qualche traccia di nastro biadesivo utilizzato per fissarla in teca, è stata stimata fra i 750 e i 1.000 Euro. Così come quella gialla, del Tour de France, sempre del 1998, ancora con la firma autografa a Romano Cenni, l’imprenditore imolese, fondatore del marchio Mercatone Uno, che sponsorizzò le imprese ciclistiche del “Pirata”.

E’ notizia di questi giorni che finiranno entrambe in vendita all’incanto, assieme ad un’altra maglia e a 2 biciclette Bianchi, telaio speciale in lega ultraleggera, modello XL EV2 Reparto Corse. Valore base d’asta: dai 25 ai 30 mila euro l’una. “La stima viene effettuata in base a realizzi passati ma l’augurio è che le offerte siano al rialzo – spiegano dalla Bolaffi, storica casa d’aste torinese fondata nel 1890 da Alberto Bolaffi e specializzata in collezionismo – Una è la bici con cui Pantani vinse due tappe memorabili al Tour de France del 2000, l’11^ da Carprentas a Mont Ventoux del 13 Luglio, l’altra la 14^ da Briançon a Courchevel di 3 giorni dopo. Con l’altra due ruote invece Marco partecipò alle Olimpiadi di Sydney dal 15 Settembre al 1° Ottobre dello stesso anno con prova su strada il 27 Settembre”.

L’asta “Sport Memorabilia”, che si terrà in modalità online sul sito Bolaffi il 9 Dicembre prossimo a partire dalle 14.30, comprende 37 lotti di cui solo 5 riconducibili direttamente a Pantani (le 2 bici e 3 maglie), tutti gli altri inerenti invece la squadra Mercatone Uno. Diverse le tempere su tavola a firma del pittore Giò di Batte di cui una con ritratti Pantani e Armstrong in fuga sul Mont Ventoux e un’altra ancora con il ciclista cesenate in maglia rosa ai piedi delle Dolomiti; di Tonino dal Re altre opere pittoriche di provenienza Museo Mercatone Uno, una scultura in cartongesso realizzata da Mauro Mazzali e un’altra, in bronzo, di Cesare Rabitti, con Pantani in sella alla sua bicicletta e le braccia protese verso il cielo in segno di vittoria.

Ci sono poi 18 trofei del periodo fra il 1997 e il 2004 fra cui anche un sasso dipinto a mano con il volto del “Pirata”. E ancora materiale promozionale della squadra fortemente voluta da Cenni: magliette, bandane, cappellini, spille, borracce, ritagli di giornale, fotografie e posters. E persino una Vespa 125 PX, mai immatricolata, donata dalla Piaggio alla Mercatone Uno per il raggiungimento degli oltre 3 mila esemplari venduti in un anno.

“Quando siamo stati contattati dalla società che gestisce il fallimento della Mercatone Uno abbiamo fatto leva sul fatto di essere una casa d’aste che si rivolge a collezionisti: i nostri acquirenti sono normalmente appassionati, con disponibilità economiche più o meno consistenti, ma animati dal desiderio di possedere un oggetto che è appartenuto a qualche personaggio, in questo caso sportivo, più che da finalità puramente speculative – spiegano dalla Bolaffi – Pantani è rimasto nel cuore di tutti, anche chi non mastica pane e ciclismo ne conosce il nome e le imprese eroiche in sella alla sua bici. La selezione di memorabilia dell’epopea della Mercatone Uno, proveniente direttamente dalla liquidazione dell’azienda stessa, rappresenta un pezzo della storia del ciclismo italiano. Non sono solo semplici oggetti”.

Nell’anno in cui Pantani avrebbe festeggiato il mezzo secolo, la cessione all’asta di questi cimeli esclusivi appartenuti a lui e alla squadra per cui gareggiò e di cui fu principale ambasciatore, diventa l’occasione unica per acquistare un oggetto di grande valore, non solo economico. Proprio per questo, l’Amministratore Delegato Giulio Filippo Bolaffi, ha fatto sapere che qualora i cimeli di Pantani venissero acquistati da un museo o da un altro soggetto che ne permetta la pubblica fruizione, la casa d’aste rinuncerà alle commissioni di vendita.

“Riconosciamo perfettamente l’importanza di questi memorabilia del ciclismo così come l’opportunità che rimangano un patrimonio collettivo: se ad acquistarli sarà un’istituzione museale o un altro soggetto, privato o associazione, che si impegni però a garantirne il pubblico accesso mediante donazione o qualsiasi altro modo che renda possibile agli appassionati e non solo di ammirarli, rinunceremo volentieri a qualsiasi commissione di vendita” – affermano dalla società torinese.

In attesa dell’asta online, c’è chi vocifera di mecenati appassionati di ciclismo e addirittura di cordate promosse per aggiudicarsi i cimeli da custodire nel territorio della Romagna in uno spazio dedicato e aperto al pubblico.

Un finale questo che si augura anche Michele Coppolillo, ciclista professionista dal 1991 al 2001, attualmente tecnico di una formazione dilettantistica under 23 dell’Emilia Romagna, nonché ex compagno di squadra di Pantani con i colori della Mercatone Uno: “Da un punto di vista sentimentale dispiace sicuramente apprendere che oggetti, il cui valore va ben oltre quello economico, legati alla storia di Marco e del ciclismo italiano finiscano all’asta. La mia non vuole essere assolutamente una critica perché se questo è quanto stabilito dalla legge è giusto che sia così. Il rammarico però rimane perché si tratta di maglie e bici che, assieme a altri cimeli, rappresentano davvero una pietra miliare dello sport. Penso a degli oggetti che in realtà fanno riaffiorare alla memoria sentimenti profondi e affetti come quello che Romano Cenni provava per Marco: per il patron della Mercatone Uno, Pantani non era solo l’atleta ma era un figlio. Sono però fiducioso che il tutto finisca nel migliore dei modi e che chiunque si aggiudichi bici, maglie e quant’altro permetta poi a tutti di ammirarli. E’ un tesoro prezioso che va conservato in uno scrigno aperto al pubblico”.

Una delle due bici, la Bianchi utilizzata alle Olimpiadi di Sydney, Michele, che abita a Dozza con la famiglia, la ricorda in strada durante un giro del Lazio a cui Pantani partecipò proprio in vista dell’appuntamento australiano: “Marco era uno molto meticoloso e attento alle sue biciclette e nonostante ne avesse molte le coccolava tutte quante. Lo ricordo più di una volta fermo in gara a regolare l’altezza della sella o a sistemarsi i tacchetti delle scarpe. Tutto doveva essere perfetto e curato nei minimi dettagli. Un grande campione e un grande uomo, altruista e di buon cuore. Se sapesse che vendere qualche suo oggetto potrebbe essere d’aiuto a qualcuno in difficoltà economica sono certo comunque che non se ne dispiacerebbe affatto!” – conclude Coppolillo.


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