Quammen: "La pandemia era prevedibile, come evitare che accada di nuovo?"

Nel suo libro "Spillover" già dal 2012 aveva previsto l’arrivo di un nuovo big one

08 novembre 2020 - Spillover, la parola che dà il titolo al libro, significa ‘rovesciare addosso’ e abbiamo subito l’immagine di come si può trasmettere il contagio. Un sottotitolo potrebbe essere ‘L’evoluzione delle pandemie’, infatti troviamo molte informazioni e argomenti espressi in modo comprensibile per chiunque e un'attenta descrizione dei meccanismi di insorgenza delle pandemie.

David Quammen è un divulgatore scientifico, scrittore e giornalista del “National Geographic”. Ha studiato letteratura a Oxford; oggi vive in Montana, ma viaggia molto per conto del “National Geographic”. Ha lavorato anche per altre riviste e giornali, tra cui “Harper's” e il “New York Times”.

Non pensavo di tornare su questo testo che ho cercato, acquistato e letto durante il lockdown, ma che ha argomentazioni purtroppo senza tempo dal momento che il temuto lockdown è tornato in alcune regioni e tutti noi non sappiamo quando questa pandemia finirà.

L’interesse per la ricerca di Quammen rivela la curiosità, il timore di scoprire come i contagi sono sempre avvenuti e lo dimostra il fatto che, anche se la pubblicazione risale al 2012 e la traduzione italiana, a cura di Luigi Civalleri, al 2014, il vero boom si è verificato nei mesi scorsi durante la prima ondata del coronavirus.

E’ stato chiesto a Quammen di spiegare la diffusione del coronavirus in Italia, da dove è arrivato, come contenerlo, come andrebbe comunicato. Lui non può che rispondere con le sue esperienze riportate con precisione. E già quando scriveva il libro rispondeva così: “I virus non vengono da un altro pianeta e non nascono dal nulla. I responsabili della prossima pandemia sono già tra noi, sono virus che oggi colpiscono gli animali ma che potrebbero da un momento all'altro fare un salto di specie, uno spillover in gergo tecnico, e colpire anche gli esseri umani”.

Questo si verificava ieri e si verifica oggi. Quammen racconta seguendo da vicino i cacciatori di virus e ogni lettore entrerà con uno spirito diverso nelle grotte della Malesia sulle cui pareti vivono migliaia di pipistrelli, o nel folto della foresta pluviale del Congo, alla ricerca di rarissimi, e apparentemente inoffensivi, gorilla. Ma quando scoprirà che ciascuno di quegli animali, come i maiali, le zanzare o gli scimpanzé che si incontrano in altre pagine, può essere il vettore della prossima pandemia di Nipah, Ebola, SARS, o di virus dormienti e ancora solo in parte conosciuti, che un piccolo spillover può trasmettere all'uomo, ogni lettore risponderà allo stesso modo: non riuscirà più a dormire, o almeno non prima di avere letto il racconto di Quammen fino all'ultima riga.

“Le malattie infettive - scrive l’autore - sono dappertutto. Rappresentano una sorta di collante naturale che lega un individuo all’altro e una specie all’altra all’interno di quelle complesse reti biofisiche che definiamo ecosistemi.[…]Le malattie infettive - continua - sono un argomento triste e terribile, certo, ma in condizioni ordinarie sono eventi naturali, come un leone che sbrana uno gnu o un gufo che ghermisce un topo. Però le condizioni non sono sempre ordinarie”.

A proposito di fenomeni che si ripetono, porta anche esempi di un passato remoto e scrive: “Ebola, per esempio, è una zoonosi, come la peste bubbonica. Lo era anche la cosiddetta influenza spagnola del 1918/19 che si originò in una specie di uccello acquatico selvatico e che, dopo essere passata da vari animali domestici intermediari (anatre della Cina meridionale? maiali dell’Iowa?), finì con l’uccidere cinquanta milioni di persone, per poi sparire nel nulla”.
Quasi tutte derivano da un patogeno capace di passare dagli animali all’uomo. E tornando al virus Ebola si chiede: dov’è? La risposta è nelle seguente affermazione: “Il virus Ebola è ovunque e in nessun luogo. E’ dentro quei topi, si sta replicando e viene trasportato dal flusso sanguigno; è congelato in questa provetta; è nella siringa che tenete in mano? Il virus c’è, ma nessuno ne registra la presenza”.
E’ così anche per la pandemia che stiamo vivendo? Scomparirà anche questo virus riconsegnandoci la dimensione di normalità della nostra vita? Si spera.

Il libro è unico nel suo genere: un po' saggio sulla storia della medicina e un po' reportage; è stato scritto in sei anni di lavoro durante i quali Quammen ha seguito gli scienziati al lavoro nelle foreste congolesi, nelle fattorie australiane e nei mercati delle affollate città cinesi.

L'autore ha intervistato testimoni, medici e sopravvissuti, ha investigato e raccontato con stile quasi da poliziesco la corsa alla comprensione dei meccanismi delle malattie. E tra le pagine più avventurose, che tengono il lettore con il fiato sospeso come quelle di un romanzo noir, è riuscito a cogliere la preoccupante peculiarità di queste malattie.
Facendo riferimento al coronavirus ha detto: “Il mio libro essenzialmente ha predetto, in misura piuttosto precisa, ciò che stiamo vedendo: ma non sono stato preveggente, mi sono limitato a riportare in una forma composita ciò che alcuni esperti molto affidabili mi avevano preannunciato”.

Anna De Lutiis

(nelle foto, David Quammen e 'mascherine' durante l'influenza spagnola del 1918-1920)


David Quammen
Spillover
L’evoluzione delle pandemie

Traduzione di Luigi Civalleri
La collana dei casi, 103
2014, 2ª ediz., pp. 608
isbn: 9788845929298


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