Paolo Roversi-Studio Luce. “Alla fine la fotografia è solo una questione d’Amore”

270 scatti raccontano i cinquant'anni di lavoro del grande fotografo di moda. La mostra, allestita al Mar, rimarrà aperta fino al 10 gennaio 2021

09 ottobre 2020 - “Paolo Roversi- Studio Luce”. Una mostra di importanza internazionale inaugurata oggi al Mar, il museo d’arte della città, che rende omaggio al grande fotografo ravennate.
Una fantastica carriera la sua, da quando, 26enne, è partito per Parigi perché voleva continuare, ma oltre confine, la sua ‘missione’ di fotografo di moda. E Parigi era la meta indiscutibile. Ma Roversi è rimasto semplice, quasi umile, ed è apparso profondamente commosso fino al punto di piangere nel sentire le parole di elogio e di orgoglio da parte di chi rappresenta la sua città.

L’assessora alla Cultura Elsa Signorino ha ricordato che la mostra nasce da lontano, sin dal 2016, quando Roversi fu invitato ad esporre a Ravenna e ancora oggi è stupita dalla veloce risposta e disponibilità che ha permesso un’esposizione davvero monumentale che, come ha detto la curatrice, Chiara Bardello Nonino, consiste in ben 270 fotografie che raccontano il suo percorso in quasi cinquant’anni di lavoro.
Alla presentazione hanno preso parte il sindaco De Pascale e il presidente e il direttore del Mar Mauro Brighi e Maurizio Tarantino.

Proviamo a conoscere meglio questo nostro concittadino noto in tutto il mondo.
Fotografo tra i più affermati, rinomato a livello internazionale come interprete della moda capace di creare atmosfere dalla forte carica emotiva. E’ stato il primo ad usare la Polaroid formato 20×25, aprendo la strada a nuove sperimentazioni caratterizzate dall’uso di una luce intensa e incisiva, di grande efficacia espressiva.
A 17 anni, durante una vacanza in Spagna, gli viene regalata la prima macchina fotografica. A 20 anni comincia a lavorare come reporter in un’agenzia fotografica; nel 1970 apre a Ravenna il suo primo studio, dedicandosi allo still-life e ai ritratti. Nel 1973 si trasferisce a Parigi e comincia a interessarsi di fotografia di moda. Nel 1980 firma la campagna pubblicitaria di Christian Dior, che segna la sua consacrazione nel mondo della fotografia internazionale.

Il suo atelier è in Rue Paul Fort, lo “Studio Luce” che dà il titolo alla mostra. Nonostante gran parte del suo lavoro si svolga oggi lontano dalla sua città, riconduce la sua ricerca di una bellezza pura, quasi spirituale, allo sfavillio dei mosaici di Sant’Apollinare, San Vitale e Galla Placidia, all’atmosfera rarefatta di un luogo pervaso da una bellezza serena, tersa, silenziosa e avvolta dalla nebbia.
La luce che emana dalle sue fotografie è quella della bellezza profonda, intima, pura. Alcune foto le potremmo definire ‘sfocate’, ‘mosse’, ’sovraesposte’, anche i nudi, maschili e femminili, diventano ‘disegni a matita’, ma sono volute, anche perché la bellezza vera non è definibile in una copia esatta della realtà.
Se Dante ha disegnato con le parole le numerose figure di donne che incontriamo nella Commedia, possiamo dire che Paolo Roversi attraverso i suoi scatti è riuscito a ‘rubare l’anima’ di quelle fotografate. Le immagini celebrano e reinventano la figura della “musa”, un rimando ideale alla Beatrice della Divina Commedia, qui interpretata in chiave contemporanea da donne iconiche come Natalia Vodianova, Kate Moss, Naomi Campbell e Rihanna.
Non esistono didascalie a commento delle immagini perché, come lui stesso dice, le immagini parlano da sole. Troviamo, invece, le sue profonde riflessioni filosofiche che colpiscono mentre dal pianterreno continuiamo la visita al primo piano dove ci commuovono volti stupendi, nudi puri nella loro nudità e, infine, il secondo piano tutto dedicato alla moda.

L’allestimento, con le scenografie di Jean Hugues de Chatillon, si sviluppa, infatti, sui tre livelli espositivi del Mar. Ad aprire il percorso, le prime fotografie di moda e i ritratti di amici e artisti come Robert Frank, Anton Corbijn e Peter Lindbergh che si alternano a still life di sgabelli raccolti in strada e immagini che ritraggono la Deardoff, macchina fotografica con cui Roversi scatta da sempre.

Si procede per il primo e il secondo piano dove sono le sue parole di "maestro della luce" a guidarci nella visita: “Esiste un’altra luce che ognuno porta dentro, una luce che illumina l’invisibile”, “La luce si esprime nel buio, la fotografia si disegna su una pagina nera”.

L’artista ricorda come e quando ha iniziato a pensare alla fotografia: “Ero piccolissimo e mi sorprendevo a guardare le ombre che si creavano sulla parete della mia stanzetta e mi incutevano timore, il timore del buio; per questo ho indirizzato la mia arte alla luce”.

Paolo Roversi parla poco ma le sue parole scandiscono i cardini della sua vita e della sua carriera. Per ringraziare, ha ricordato cosa ha risposto a chi gli chiedeva che tipo di mostra avrebbe portato nella sua città: “Voglio fare la mostra più bella che abbia mai fatto”.
Ed è così, la potremmo definire un'antologica e le sue parole la inquadrono in questo modo: “Alla fine la fotografia è solo una questione d’Amore”. L’amore che ha per la sua città, come ha dimostrato la sua commozione.

Anna De Lutiis

Info:
aperta al pubblico dal 10 ottobre al 10 gennaio 2021;
ingresso: 9-18 da martedì a domenica;
biglietti € 9 intero; € 7 ridotto e gruppi; € 5 studenti e insegnanti
www.mar.ra.it

La mostra si deve al Comune di Ravenna, Assessorato alla Cultura, e al MAR, Museo d’Arte della Città, ed è realizzata con il prezioso contributo di Christian Dior Couture, Dauphin e Pirelli, main sponsors.


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