Grande folla per l'avvio delle celebrazioni dantesche. LE FOTO

Mattarella e de Pascale hanno aperto la restaurata tomba di Dante

05 settembre 2020 - La tomba di Dante appena restaurata, i corazzieri ai lati. Di fronte all’ingresso, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il sindaco Michele de Pascale, il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, il vescovo Lorenzo Ghizzoni. Simbolicamente, l’apertura del monumento avvia le celebrazioni per i 700 anni della morte di Dante Alighieri.

In città c’era attesa per l’evento: non a caso davanti al maxi schermo allestito in piazza del Popolo per assistere alle celebrazioni, c’erano almeno 800 persone, metà sedute, metà in piedi. Altre 250 erano in piazza San Francesco, più un centinaio di curiosi che guardavano al di là delle transenne. Nelle prime file, con il presidente Mattarella e il sindaco de Pascale, la presidente della Corte costituzionale, Marta Cartabia, poi David Ermini, vice presidente del consiglio superiore della magistratura, Riccardo Nencini, presidente della commissione cultura del Senato, Vittoria Casa, presidente della Commissione cultura della Camera, il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, i sindaci delle altre città dantesche Firenze e Verona, Dario Nardella e Federico Sboarina, e il sottosegretario alla Cultura Anna Laura Orrico, il presidete dell’Abi, Antonio Patuelli. Mattarella ha fatto il suo ingresso davanti alla basilica proveniente dal quadrarco ed è stato accolto dagli applausi. Poi l’inno nazionale, salutato dagli applausi.

Nel suo discorso il sindaco Michele de Pascale ha voluto ricordare «il poeta, il teologo, lo
storico, il filosofo e il politico, ma anche Dante uomo, con la sua sofferenza e il suo cammino verso la salvezza, e Dante simbolo, proiettato fuori dal suo tempo e, spesso piegato, alle esigenze, nobilissime o tragiche, della contemporaneità».

De Pascale allora ha parlato degli «anni bui dove ai valori patriottici dell'Ottocento, vanno sostituendosi i disvalori di supremazia nazionalistica propagandati dal fascismo che erge Dante a uno dei simboli dell'italianità, e che promuove significativi investimenti qui nella zona dantesca. Ma l'appropriazione indebita in questo caso - ha detto - fallisce, l'amore per Dante degli italiani supera qualsiasi barriera e a simbolo di questo, voglio ricordare Gino Gatta, Zalét, primo sindaco eletto dopo la liberazione, che, in una Ravenna semidistrutta, mentre sistema i senza tetto nell'ex caserma Garibaldi o si preoccupa di fornire latte e farmaci alla popolazione, dà immediato riavvio alle letture dantesche».

E’ difficile immaginare una nostalgia più forte di quella che si può nutrire per una città meravigliosa come Firenze, ma l'esilio politico di Dante anticipa il destino di milioni di italiani che nel secolo scorso sono stati esuli in tutto il mondo e hanno portato con sé la lingua, l'opera e l'amore per Dante». «L'antica capitale ritrova, per tramite di Dante, la grandezza perduta nei secoli e può mostrare al mondo, oggi, cosa può significare per una comunità l'amore diffuso e potente per un Poeta, per il Poeta», ha aggiunto de Pascale, ricordando che «tutta Italia, questo anno, vedrà una ricchezza incredibile di eventi e celebrazioni».

In chiusura, la citazione di Benedetto Croce a proposito dell’interrogativo ’Qual è, quindi, la via giusta per onorare Dante a 700 anni dalla sua morte? Se lo chiede anche Benedetto Croce, un secolo fa. ’La conclusione - disse - è che il più alto e vero modo di onorare Dante è anche il più semplice – leggerlo e rileggerlo, cantarlo e ricantarlo, tra noi e noi, per la nostra letizia per il nostro spirituale elevamento, per quell’interiore educazione che ci tocca fare e rifare e restaurare ogni giorno, se vogliamo ’seguir virtute e conoscenza’, se vogliamo vivere non da bruti, ma da uomini’, e da donne“.


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